Nuove frasi di vera intolleranza contro Liliana Segre

Durante la testimonianza della senatrice, sul web incalzano le offese

Pasquale Petrosino

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di Pasquale Petrosino

E’ accaduto nuovamente, nel silenzio della vera indifferenza, frutto di una società relativista, figlia della storia dimenticata appannata dai lustrini dell’avere piuttosto che dell’essere. Ieri la senatrice Liliana Segre, superstite dell’inferno nazi-fascista, è stata accolta al teatro degli Arcimbaldi di Milano da duemila studenti anticipando le celebrazioni per la Giornata della Memoria voluta dall’Associazione “Figli della Shoah”.

Mite, composta, luminosa come sempre, nonostante il buio della sua storia, Liliana si presenta alla celebrazione. Con estrema lucidità e delicatezza racconta il suo inferno. Liliana racconta di quel tragico 1938, quando in Italia furono istituite le leggi razziali a firma della dittatura fascista. L’espulsione immediata dalla scuola, all’epoca frequentava la seconda elementare, Liliana. La fuga con il padre in Svizzera, il carcere, la deportazione dal binario 21 della stazione centrale di Milano, l’arrivo al campo di Auschwitz. Sguardo fisso nel passato che gela l’anima di chi ascolta ma anche di chi racconta.

Segre ricorda anche l’allontanamento dal padre, che tanto amava, “mi disse papà” afferma la senatrice “ci vediamo stasera, non l’ho più visto. Tutto era assurdo. Non capivamo il perché”. Il suo intervento è stato ripreso in diretta Facebook da ” Il Corriere della Sera”. In diretta frasi di vera intolleranza sono state scritte come commenti durante l’intervento della senatrice. “Chiamatemi quando nonna Liliana ha finito, ho sonno” “che coglioni”, sono solo alcune delle frasi assurde che si leggono sotto al post. Occorre davvero innalzare le armi della cultura e del ricordo al fine di fronteggiare episodi come questi. ” I nazisti di allora, sono i bulli di oggi” dice Liliana, “il bullo va curato, chi sta intorno non deve essere indifferente”.

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