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Francesco Oddo crede nella salvezza dei granata

L'allenatore siciliano ha detto alla nostra redazione: "Sono sicuro che i granata possono tirarsi fuori da questa situazione"

Francesco Pecoraro

Il prossimo 16 gennaio Salernitana ed Avellino si affronteranno nella prima giornata di ritorno, in quello che si prospetta come un derby di fuoco in cui non ci sono in palio soltanto tre punti, ma molto di più da entrambe le parti. Francesco Oddo è un doppio ex della gara, ha allenato entrambe le compagini: “Sia ad Avelino che a Salerno sono stato in due occasioni diverse, in entrambe le piazze ho provato le stesse emozioni. Pari anche il ricordo positivo che ho, ci sono stati momenti molto belli e alcuni meno belli; debbo dire che sono stato sempre accolto bene da queste due città, ho bei ricordi di entrambe le tifoserie”. Oddo un derby lo ha vinto in passato, quello della finale playoff tra Avellino e Napoli, quindi gli chiediamo come ci si prepara ad una gara così delicata: “Il derby si prepara come le altre partite, nel senso che la concentrazione deve rimanere al massimo, ma senza esagerare e senza caricare di responsabilità i calciatori; altrimenti c’è il rischio che i giocatori poi non giochino con naturalezza. Bisogna infondere fiducia e autostima al gruppo, facendo trasparire certezze; naturalmente poi serve una giusta dose di fortuna, perchè gli episodi nel calcio sono determinanti, soprattutto in un derby”.

L’album dei ricordi ci porta alla storica stagione in Serie A, un campionato molto agro e poco dolce per i colori granata: “Della stagione 1998/99 ho dei ricordi un po’ amari, per esempio l’accoglienza che ebbi subito alla prima conferenza stampa; quel ritardo nell’ingaggiarmi fu poi fatale per salvare la squadra. Perdemmo un mese circa prima dell’esonero di Rossi, le partite erano poche e siamo retrocessi come purtroppo tutti ricordiamo per un punto. E’ stata quella un’esperienza esaltante, su otto gare ne vincemmo quattro perdendone solo una; vi era ogni domenica una cornice incredibile, in quello stadio abbiamo battuto squadre come Inter e Juventus”.

La seconda esperienza di Oddo sulla panchina della Salernitana fu nella stagione 2000/01, quando fu licenziato a dicembre e poi richiamato a marzo dopo il deludente periodo sotto la guida di Sonetti. “L’esonero fu ingiustificato perché avvenne dopo che la squadra aveva fatto due pareggi. Nel finale di campionato fui richiamato quando si stava rischiando seriamente di retrocedere, ma riuscimmo a salvarci e quello per me è stato un finale dolce”.

L’attuale situazione di Vincenzo Torrente somiglia un po’ a quella che passò Oddo quindici anni fa. L’allenatore siciliano cerca di analizzare quali possano essere le problematiche della squadra granata: “Dall’esterno è difficile parlare, per dare consigli bisogna conoscere a fondo le problematiche della squadra, l’ambiente e dei giocatori che ci sono nella rosa. Alcune volte l’esonero può essere inevitabile, altre volte invece deve non essere fatto perché non ci sono i presupposti. L’esonero dovrebbe avvenire solo quando proprio non c’è feeling con la squadra, quando questa non risponde alle direttive dell’allenatore; invece quando mancano solo i risultati e la squadra ha un suo gioco e una sua anima non bisogna procedere”.

Francesco Oddo considera comunque l’attuale rosa della Salernitana in modo molto positivo: “Non penso a un cambio radicale, la squadra secondo me ha un buon organico in tutti i reparti, forse manca di qualcosa nella parte centrale dove ci vorrebbe più qualità, in questo momento infatti c’è molta quantità, ma ripeto questo è il mio parere dall’esterno. La Salernitana deve solo fare risultati, la Serie B è un campionato molto difficile ed equilibrato in cui si può vincere e perdere sempre. I granata hanno fatto qualche punto in meno di quello che meritavano, ma sono sicuro che si può tirare fuori da questa situazione”.

Il trainer originario di Trapani non fa più l’allenatore come racconta alla nostra redazione: “Adesso mi hanno chiamato in una delle mie società inziali, sono a Pineto vicino Pescara, dirigo il settore giovanile e mi diverto così nel far crescere i giovani, il quale tutto sommato è stato il mio mestiere prima dell’allenatore, infatti facevo il maestro”.

Infine gli chiediamo se cederebbe ad una chiamata della Salernitana: “Non tornerei come allenatore, non ho più l’età per farlo contrariamente a altri colleghi che hanno la mia età e lo fanno ancora, cercano posti di lavoro promuovendosi da soli, tutto questo mi sembra patetico, il cognome da allenatore lo lascio a mio figlio”.

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