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Fonderie Pisano, si riaccendono le macchine ma le commesse sono meno del 14% – VIDEO

"Non mi sento come se l'incubo sia finito, lo vedo solo un più lontano, l'incubo finirà quando andremo nella nuova azienda. Non siamo più compatibili con questo territorio" Le parole di Angelo Clemente, lavoratore e sindacalista

Federica D'Ambro

E’ arrivato il regalo di Natale in anticipo? Una risposta a questa domanda potrebbe essere data solo nei prossimi mesi. Di fatto il giudice del riesame del Tribunale di Salerno ha dissequestrato l’impianto e le macchine di via Dei Greci sono tornate funzionanti da questa mattina. Per l’appunto si è svolta anche un’assemblea tra i lavoratori e sindacalisti della Cgil per discutere su quanto è accaduto. Sicuramente la notizia è stata un passo in avanti per i lavoratori che da meno di un mese erano entrati in cassa integrazione. Ma – come gli stessi hanno ribadito più volte – non è una vittoria è solo un passo in avanti. Non è una vittoria perchè, sebbene le macchine siano state accese, il lavoro costante è ben lontano. E’ prevista, infatti, solo una settimana di lavoro nel mese di gennaio e qualche giorno per il mese di dicembre. Un lavoro che dovrebbe, si spera, aumentare con il susseguirsi dei mesi. Il dato più preoccupante sono le commesse perse a giugno, con la chiusura della fabbrica. Oggi se ne contano solo il 14 per cento. Il lavoro c’è, ma è poco. Non si sono solo sporcati i palazzi adiacenti alla fabbrica, ma si sono sporcati i volti della fabbrica stessa, che ha perso di credibilità.

“Noi siamo le Fonderie Pisano Salerno da 150 anni – ha dichiarato Angelo Clemente – Bisogna individuare un sito appetibile per le esigenze della fabbrica. La regione si deve muovere per sbloccare la situazione e portarla in porto, per arricchire Salerno. Nonostante il lavoro dei prossimi mesi sarà sicuramente poco, l’azienda deve provvedere a recuperare le commesse più importanti”.

La soluzione è stata data anche in questi mesi con un nuovo progetto innovativo della fabbrica. Per quanto riguarda una delocalizzazione dello stabile, ad oggi, ci sono solo nomi, promesse, progetti e parole. Non c’è un reale accordo e sicuramente, non sarà raggiunto nell’immediato. Per questo, gli operai che si sono riuniti per festeggiare la riapertura, non hanno riso a 36 denti. Un nodo in gola c’è sempre, sopratutto, se si pensa ad una fabbrica al di fuori del territorio salernitano. La battaglia adesso diventa un’altra, e porta il nome di delocalizzazione.

“Non mi sento come se l’incubo sia finito, lo vedo solo un più lontano -ha continuato Angelo, lavoratore e sindacalista- l’incubo finirà quando andremo nella nuova azienda. Non siamo più compatibili con questo territorio, solo per poco tempo possiamo convivere con “Le cotoniere”, ognuno ha diritto di lavorare, ma insieme non possiamo coesistere”.
Lavoratori e sindacalisti vogliono spingere le istituzioni ad una imminente delocalizzazione dell’impianto, sopratutto dopo l’apertura del nuovo centro commerciale “Le Cotoniere”. Dunque lavorare ma con dignità, senza inquinare o creare problemi ai cittadini. “Spero che in 24 mesi ce ne andremo da via Dei Greci- ha concluso Angelo- Adesso con il Comitato Salute e Vita abbiamo l’occasione di tutelare la salute e i posti di lavoro, non la perdiamo. Andiamo tutti verso un obiettivo comune, ovvero pressare le Istituzioni per raggiungere una concreta delocalizzazione”.

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