Pizzeria Betra Salerno

Filo diretto Cremona-Salerno, la storia di Surano e un amore oltre Oceano

Una passionale favola degli anni 50, con figlie e nipoti del bel “Juan Carlos” ancora legate a Salerno: "Il granata e la città gli rimasero nel cuore.."

Marco Rarità

6AD84453-06A2-454B-A3A3-37B5573A0A89

“Vamos”, chissà, qualche volta gli sarà scappato a Gipo Viani, incitamento sudamericano per i suoi gaucho argentini con la maglia granata. Questa è la storia di un ex, un ragazzone dal talento disciplinato con cinque anni di attività agonistica in italia, divisa proprio tra Salerno e Cremona, con una esperienza anche in Salento. Stiamo parlando di Juan Carlos Surano, in realtà Giancarlo, erroneamente chiamato e ricordato come Josè, e siamo negli anni 40 quando il giovane Juan, mediano dai piedi puliti cresce a Villa Maipù, una cittadina di oltre 24mila anime in quella che è considerata l’area metropolitana di Buenos Aires.

Nacque proprio a Buenos Aires Juan Carlos, il 18 settembre del 1920, sangue italiano, il papà Ettore Surano infatti era piemontese e si stabilì qualche anno prima in Argentina. Il suo Giancarlo aveva l’Italia nel destino. Si innamorò di una ragazza argentina, lei senza madre e padre, nacque un amore senza tempo dando luce a tre figli.

Una sua immagine appare anche in “Lo Llevo en la Sangre”, un film argentino, diviso in saga, in cui viene narrata l’intensità con cui si vive il calcio con la maglia dei Chacarita Juniors, in una accesa rivalità con l’Atlanta, Surano era un Funebreros, letteralmente “becchino”, così come venivano chiamati i rosso-bianconeri di Chaca. La vita di Surano prende un’altra direzione, quella per l’Italia, a portarlo nel Belpaese è il Senor Alfredo Di Franco. E per chi lavorava Di Franco? Non per la Salernitana, per la Lazio. Surano approda nella Capitale, sponda biancoceleste ma non viene tesserato, cattivo esito i test nel 47, resta senza squadra ma si allena e il 20 gennaio del nuovo anno arriva a Salerno. In compagnia della donna della sua vita si innamora della città, qui cresce un legame impensabile con la nostra terra, ancora coltivato da figlie e nipoti, come Grace che ci ha raccontato con amore incredibile quando venne accompagnata all’altare dal papà, e la nipote Daniela che ne conserva gelosamente alcune fotografie, ritratti sui campi di calcio e una Salerno completamente stravolta in tutto e per tutto. “Il granata e la città, il mare, la vita a Salerno, gli rimase nel cuore”.

Juan Carlos Surano, in questa foto donata dalla figlia Grace, quando sottoscrisse il contratto con la Salernitana.

Juan Carlos Surano, in questa foto donata dalla figlia Grace, quando sottoscrisse il contratto con la Salernitana.

Con Surano, il Senor Di Franco porta anche altri due argentini: Rodriguez e Sifredi, entrambi centrocampisti. C’è l’ok di Viani, magari i tre non rientrano perfettamente nel “vianema” ma sì, possono risultare utili alla causa per restare in A, la Salernitana infatti si giocava la salvezza nel massimo campionato italiano. E l’esordio per Surano arriva a marzo, viene schierato in un atipico (per l’epoca) centrocampo a tre, tutto argentino (Foto inedita dei tre argentini, Surano è il primo a sinitra, donataci dalla famiglia). Al Porta Elisa però non è una giornata da ricordare, i granata affondano con la rete di Michelini per la Lucchese. Da quel giorno però nessuna presenza per Surano durante la stagione. L’anno dopo in prova con le streghe di Benevento, nessuna presenza e poi, finalmente, un po’ di respiro a Cremona dove emerse il suo talento e catturò anche l’interesse della Juventus. Con i grigiorossi venne spostato sulla trequarti, quasi seconda punta, giocò anche contro i granata a dicembre e a maggio: 12 presenze e 2 reti con la Cremo. Dopo il calcio Juan Carlos cominciò a lavorare nel Consolato Argentino, settore passaporti, insieme alla moglie.

Una foto recente, donata dalla figlia Grace, di Josè Carlos Surano a Salerno. "Papà amava questa città.."

Una foto recente, donata dalla figlia Grace, di Surano a Salerno. “Papà amava questa città..”

“Mio figlio Giancarlo, sin da piccolo, è cresciuto con le storie di papà su Salerno e la Salernitana, giocava con lui a calcio in ogni occasione – racconta Grace Surano Vinciguerra – in realtà papà è sempre stato per tutti Giancarlo, quando vediamo il suo nome sbagliato (Josè invece di Juan Carlos) ci arrabbiamo molto”. Racconta la figlia che è nata proprio a Brooklyn, l’ultima residenza di Surano prima di un periodo vissuto a Chicago che “non piaceva a mamma” racconta Grace che oggi è una seguitissima chef negli Stati Uniti, propone anche cucina italiana e non smette mai di ricordare Salerno e l’Italia nelle sue ricette.

E una ulteriore chicca ce l’ha regalata il nipote di Juan Carlos, Giancarlo Vinciguerra, un dono del patron Mattioli al nonno ricevuto nel 48. Custodito negli anni, un cavalluccio marino donato a tutti i calciatori in occasione dello storico campionato di Serie A.

16F84DD5-0154-4BC8-95A8-10FF16DA27AD

Con Salerno, nonostante il breve periodo vissuto, il legame fu più che intenso, alla città che abbraccia le costiere sono ancora legate in modo speciale le figlie, in stretto contatto con alcuni parenti nel nostro territorio, la famiglia Surano infatti vive a New York, molti in particolare a Brooklyn ma non hanno mai dimenticato le loro origini, il sangue è diventato quasi salernitano, custodiscono e mantengono i rapporti anche tramite i social con diverse famiglie di Salerno, un amore che attraversa l’Oceano, il tempo, le maglie, un filo di storia tra Cremonese e Salernitana.

Sport1

Commenti

I commenti sono disabilitati.