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“Fateci aprire, non siamo untori”

Insieme a Federmoda, anche Federpreziosi Confcommercio Campania ha condiviso l’iniziativa messa in atto con lo slogan provocatorio “Da oggi vendiamo mutande”, sostenendo che la riapertura delle attività commerciali nelle zone rosse non possa essere strettamente legata al proprio codice Ateco e, dunque, alla categoria merceologica di appartenenza. Le gioiellerie in Campania, ormai costrette da mesi al continuo altalenarsi del blocco forzato, con la conseguente perdita di fatturato, stanno seriamente mettendo a rischio anche i posti di lavoro.

Insieme a Federmoda, anche Federpreziosi Confcommercio Campania ha condiviso l’iniziativa messa in atto con lo slogan provocatorio “Da oggi vendiamo mutande”, sostenendo che la riapertura delle attività commerciali nelle zone rosse non possa essere strettamente legata al proprio codice Ateco e, dunque, alla categoria merceologica di appartenenza. Le gioiellerie in Campania, ormai costrette da mesi al continuo altalenarsi del blocco forzato, con la conseguente perdita di fatturato, stanno seriamente mettendo a rischio anche i posti di lavoro.

Ristori insufficienti

“Inutile ribadire che ristori e sostegni sono insufficienti e, certamente, non rappresentano la soluzione ideale – afferma Michele Cicalese, commissario Federpreziosi Confcommercio Campania – la nostra categoria è in grado di poter lavorare, garantendo la più ampia sicurezza, con ingressi contingentati attraverso le porte di sicurezza, rimodulando gli spazi interni a garanzia del distanziamento, con la sanificazione continua degli oggetti e superfici. Oltretutto, siamo anche disposti ad accogliere la nostra clientela previo appuntamento”.

“Non siamo untori”

Come già fatto dalla federazione nazionale che ha più volte segnalato le istanze alle istituzioni governative, Cicalese continuerà a presentare le stesse al primo cittadino di Salerno, non più tardi di oggi, facendosi portavoce del collegio territoriale, in occasione dell’incontro fissato con le associazioni di categoria: “Non siamo untori, nelle gioiellerie non si creano assembramenti, abbiamo finora rispettato le decisioni governative ma, adesso, il prorogarsi di queste chiusure forzate è diventato insostenibile. Inevitabilmente, sta crescendo anche la tensione sociale”. A gran voce, quindi, la richiesta di poter alzare nuovamente le serrande, nel pieno rispetto delle regole di tutela e della salute pubblica, riappropriandosi del proprio diritto al lavoro e la dignità di poter onorare gli impegni presi, sostenere i costi fissi di gestione, ottemperando alle scadenze che la pandemia non ha di certo fermato. Un inizio anno che, indubbiamente, registra un settore in crisi, in netto peggioramento rispetto al lockdown precedente, se pur la filiera produttiva sia rimasta aperta con evidente difficoltà, considerato il fermo dei punti vendita. “Abbiamo a cuore la nostra Italia, solo rilanciando l’economia saremo in grado di poter ripartire” – conclude Cicalese.

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