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Don Michele con “ago” e passione per ricucire lo strappo

“Al di là delle polemiche, Matteo protegge Salerno”

Federica D'Ambro

L’atrio del Comune, come da tradizione, è stato allestito in festa per l’arrivo del Santo. Fiori e colori facevano da cornice. Quasi l’intero Gonfalone presente, unito dai consiglieri d’opposizione, tutti scesi alle 10 in punto per volere del primo cittadino. Poco prima dell’arrivo del portatori e della Statua, un silenzio composto, diligente, ha contraddistinto gli archi di Palazzo di Città. Il protagonista, questa volta, non è stato solo San Matteo, tutti gli occhi erano puntati su Don Michele Pecoraro che con un’organizzazione magistrale, sta tentando di dare voce al Santo e alla parola di Dio, stringendo e ricucendo strappi passati.

Manifestazioni, San Matteo nei quartieri, la realizzazione del Cammino di San Matteo. Impegni, appuntamenti, per unificare la cittadinanza tutta non solo il 21 settembre, ma l’intero anno. A rompere il ghiaccio e dare il via alla cerimonia, una volta entrata e posizionata la statua, è stato proprio lui che, con commozione, si è espresso a cuore aperto ai cittadini e all’istituzione.

“Dopo questo momento di ingresso festoso – ha iniziato a leggere su di un foglio di carta, le parole scritte a penna – permettetemi un saluto che viene dal cuore, a tutti voi qui convenuti. Rivolgo con rispettosa stima e intima familiarità un pensiero, non di circostanza, sul valore di questa presenza sull’effige del Santo patrono, grazie alla presenza degli artisti napoletani che la consegnarono già dal ‘700 ai nostri padri, perché fosse venerata e scolpita nel cuore di tutti i cittadini di Salerno”.

I ringraziamenti sono passati in secondo piano quando Don Michele, ha raggiunto l’obiettivo del suo discorso. “Quel rapporto viscerale tra Salerno e San Matteo rischia di essere vuoto, legato alla sola data del 21 settembre quasi per autoesaltazione o da un momento di pura emotività. Con amarezza dico che non è un legale stabile che migliora la vita, la orienta, a un progetto di amore e di pace, di bene per tutti. Nel nostro piccolo ci stiamo adoperando perché questo si possa realizzare, tra le varie iniziative, come il cammino di San Matteo di cui stiamo ponendo le basi, per far sì che sia per sempre qualcosa di straordinario e importante”.

Don Michele ha concluso il suo discorso iniziale riferendosi direttamente all’amministrazione comunale e dando spazio alle risposte, mai arrivate, di questi giorni. Il sindaco Enzo Napoli poneva il dubbio nel fare entrare San Matteo prima della processione e non durante, creando grande sforzo organizzativo da parte del Comune stesso. Don Michele, ha voluto puntualizzare il suo punto di vista.

“San Matteo entra oggi nella casa comunale, per un avvenire migliore d’intesa con Arcivescovo e autorità. Voglio pensare che questo incontro non fosse una toccata e fuga, un attimo di entrata e uscita, ma una sosta prolungata di ammirazione, di lode e di gioia, perché San Matteo abiti queste mura, ma soprattutto abiti le menti e cuori, Matteo benedice sempre la nostra città, sostenga l’impegno di tutti, per farci sentire figli amati e non estranei e nemici, ma fratelli tra fratelli”. 

Un finale toccante, scandito dalla voce visibilmente commossa di Don Michele. Il sindaco, dal canto suo, non ha potuto far altro che sposare queste parole, continuando: “Siamo fratelli e siamo salernitani”. 

 

 

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