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Dalle “baracche” al clan.. come sono nate le indagini da quel marzo 2013

I dettagli su cinque anni di attività investigativa

Federica D'Ambro

Pezzi di un puzzle apparentemente lontani tra loro, non appartenenti alla stessa scatola. Non a una prima, superficiale, visione d’insieme. Messi vicini dalla magistratura e dagli inquirenti che, con tempo e pazienza, hanno intravisto un disegno, cominciano ad avere un senso. E’ il 2013 – specifica il procuratore capo di Salerno Corrado Lembo – sullo sfondo c’è lo spaccio di sostanze stupefacenti a Salerno e provincia. Questa mattina all’alba 200 militari dell’arma sono intervenuti arrestando 18 persone, le cui generalità sono ancora secretate. Giovani che hanno istituito un’alleanza a partire da due gruppi distinti che però fanno riferimento ad un’unica grande famiglia, quella che da anni, ormai, imperversa a Battipaglia: il clan Pecoraro – Renna. Il primo pezzo del puzzle è una sparatoria avvenuta a una nota pompa di benzina in via Rocco Cocchia, a Pastena. Era il 22 marzo 2013 e sotto i colpi d’arma da fuoco di un “avvertitore” resta ferito Carmine Ferraiolo, fratello di Marco che all’epoca dei fatti venne arrestato proprio per spaccio di sostanze stupefacenti nella zona di Mercatello. In quegli anni era nato un gruppo di “giovanissimi e pericolosi” – così il pm Vincenzo Montemurro li definì nell’ordinanza di custodia cautelare emessa il 14 luglio del 2014. Erano diventati un piccolo sistema – anche se successivamente il processo vide ridurre di molto le iniziali accuse del pubblico ministero – che teneva in mano la vendita di droga nella zona orientale del capoluogo.

Con l’operazione “Cattivi maestri”, il gruppo venne smantellato ma, evidentemente, non del tutto. Non dei capisaldi, almeno. Dopo 5 anni di attività investigativa, pedinamenti, pattugliamenti, intercettazioni, le forze dell’ordine sono riuscite a mettere insieme i pezzi di quel puzzle che i più, nel 2013, non vedevano. Sono partiti dalle “baracche” del Parco del Mercatello, da quei “giovani e pericolosi”, oggi uomini che continuano a “lavorare” in strada.

La strada maestra passa per due personaggi chiave: Carmine Ferraiolo e Antonio Abate, braccio destro di Marco Ferraiolo. Oggi le “baracche” ospitano solo i mercatini dei senegalesi, strutture spettrali e rovinate dal tempo che hanno portato i militari fino al clan Pecoraro – Renna, facendo le manette ai polsi di 18 persone. Una parte di quel gruppo di giovani, oggi, è un’alleanza. A capo c’è un uomo forte che rifornisce il mercato locale al sistema di Torre Annunziata, redivivo micro-cosmo sopravvissuto agli smantellamenti delle forze dell’ordine. Tra gli arrestati tanti salernitani, 2 nel Napoletano e un arresto a Cosenza.

Eroina, hashish e cocaina, acquistate quasi tutte a Secondigliano e in altre aree del Napoletano. “E’ stata una indagine approfondita, c’erano anche rapporti conflittuali tra i due gruppi criminali, poi è stata creata una sorta di cupola criminale di riferimento con a capo qualcuno di noto alle cronache giudiziarie. C’è stata una crescita esponenziale da parte di questa criminalità organizzata locale, questo ci fa pensare come sia redditizia l’attività del traffico di stupefacenti sul nostro territorio” le parole del procuratore Corrado Lembo.

 

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