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Dal presidio: “Le istituzioni chiudano le Fonderie e tutelino i lavoratori”

Oltre alla richiesta di chiusura, il presidio sottolinea che risulta prioritaria anche la salvaguardia dei 121 posti dei lavoratori impiegati nelle Fonderie Pisano

Federica D'Ambro

“Le istituzioni chiudano le fonderie Pisano e tutelino i lavoratori”
Il presidio permanente Fonderie Pisano riceve dall’assessore Calabrese, il giorno 21 Aprile, la nota con
la quale il sindaco Napoli ha sollecitato il prefetto affinché si sappiano quali provvedimenti il prefetto
stesso intenda adottare ai sensi dell’art. 20 comma 3 del D.Lgs 139/06 “per affrontare la situazione di
grave allarme e preoccupazione determinatasi per la questione delle Fonderie Pisano” essendo la ditta
priva del Certificato Prevenzione Incendi. L’attività delle fonderie è’ dichiarata a rischio elevato
( categoria C) ai sensi del D.P.R. 151/11 e dalle normative ATEX e dal titolo XI del D.lgs 81/08 e s.m.i.
L’assessore, in occasione dell’incontro, ha dichiarato che non ci sono i presupposti ne’ per un’
ordinanza di chiusura da parte del Comune ai sensi dell’art. 50 comma 5 del TUEL, (non essendo
organo tecnico pertanto non può dichiarare un’emergenza sanitaria senza indicazione dell’AsL e
dell’ArpaC), ne’ per un’ordinanza da emettere per “eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità
pubblica e la sicurezza urbana” (art. 54 comma 4 del TUEL), asserendo che l’ordinanza in questione
puo’ essere emessa solo per revocare un titolo abilitativo emesso dal Comune stesso, e quindi L’AIA
non può essere revocata essendo quest’ultima emessa dalla Regione, e che non vi sono
“EMERGENZA” e problemi di “PUBBLICA INCOLUMITÀ”.
Il Presidio fa notare che l’art. 50 comma 5 del TUEL può essere applicato in quanto sono ancora
PRESENTI le criticità definite dalla Regione stessa in un provvedimento di diffida e contestuale
sospensione delle attività delle Fonderie prot. 119396 del 19/02/2016, ( “situazioni connotate di
immediato pericolo e danno per l’ambiente e la salute pubblica”); tali criticita’ sono state
comunicate dalla Regione sia all’ASL sia al Comune di Salerno con lettera prot. 0121673 del
22/02/2016 con la quale si chiedeva l’assunzione di eventualmente intervenire d’ufficio ai sensi dell’art.
217 del R. D. 27 Luglio 1934 n. 1265, e risultano ancora essere PRESENTI nella comunicazione di
riesame dell’AIA da parte della Regione prot. 0209146 del 24/03/2016.
Il presidio ritiene inoltre che può essere emessa un’ordinanza ai sensi dell’articolo 54 comma 4 del
TUEL per “eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana” poiché
esiste un titolo abilitativo comunale sotto forma di SCIA, Procedimento Unico Conclusivo o simili grazie
al quale le Fonderie Pisano stanno svolgendo la loro attività e quindi tale titolo puo’ essere revocato dal
Comune; inoltre per quanto riguarda i problemi di “emergenza “e “pubblica incolumità ” e’ lo stesso
comune nella nota inviata al prefetto a considerare la “situazione di grave e allarme preoccupazione”
Per tali motivi il presidio permanente chiede:
– al sindaco di emettere un ‘ordinanza di chiusura per emergenza sanitaria e/o per problemi di
pubblica sicurezza ; i presupposti giuridici ci sono e nel caso di ricorso al TAR i cittadini
residenti sono pronti sostenere la decisione nelle sedi fisiche e giuridiche
– al prefetto di sospendere l’attività delle Fonderie Pisano ai sensi dell’art. 20 comma 3 del
D.Lgs 139/06 o almeno di spiegare i motivi per cui non si vuole procedere alla sospensione; a
tale scopo si è’ provveduto a chiedere un appuntamento
– alla Regione o di revocare L’AIA per la mancanza dei requisiti stabiliti dall’AIA stessa, o di
emettere un’ordinanza di chiusura ai sensi dell’art. 50 comma 5 del TUEL che prevede che in
caso di emergenza sanitaria che interessi più territori regionali spetta alla Regione stessa
emettere tale ordinanza .
Il presidio sottolinea che risulta prioritaria anche la salvaguardia dei 121 posti dei lavoratori
impiegati nelle Fonderie Pisano; posti di lavoro che vanno tutelati attraverso l’intervento dello Stato,
Regione e Comune anche tramite apposito decreto, così come è’ stato fatto con l’Ilva di Taranto,
con il quale si stanzino, per il tempo necessario al reinserimento dei lavoratori in altre realtà
lavorative e/o nel progetto di bonifica e riconversione dell’area delle fonderie, poco più di 5 milioni
€ all’anno pari al costo del personale attualmente impiegato.

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