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Da Salerno una scuola per 300 bambini in Congo: la storia di un progetto di solidarietà

L'assessore alle politiche sociali Gaetana Falcone tornerà in Congo nel 2018, per inaugurare il primo pozzo d'acqua del villaggio di Kimpanga, ma tra gli obiettivi futuri c'è anche la creazione di un ospedale

Federica D'Ambro

Poter frequentare in Italia qualsiasi grado d’istruzione è un diritto e, per molti, potrebbe sembrare scontato. Ci sono tanti paesi del mondo, nello specifico il Congo, dove studiare non è un diritto così scontato. Kimpanga è un villaggio congolese che dista 400 km dalla capitale della Repubblica Democratica del Congo, non ci sono strade, non c’è acqua e non c’è elettricità, una scuola non era sicuramente il primo pensiero degli abitanti del villaggio. Lo è stato per il parroco congolese Don Emery e l’Assessore alle politiche sociali del Comune di Salerno, Gaetana Falcone, che nel 2014 hanno deciso di far partire un progetto ambizioso. Il progetto di solidarietà, partito nel 2014, si è concluso e realizzato solo nel novembre dello scorso anno. Don Emery e Gaetana Falcone hanno creato dal nulla, nel villaggio di Kimpanga, una scuola elementare per 300 bambini del posto. L’impegno in Africa dell’assessore non si è fermato, nel 2018, tornerà nel villaggio per aprire il primo pozzo d’acqua. Tutto questo è stato possibile grazie alla beneficenza di diverse associazioni o raccolta fondi.
Proprio oggi si conclude “Fanaa – fiori africani non ancora appassiti” la mostra fotografica firmata da Davide Caravano a Palazzo Genovese. Una mostra semplice ma con tanti significati diversi, immortalati dallo scatto di Davide, un giovane ragazzo salernitano che nel 2017 ha deciso di accompagnare l’assessore alle politiche sociali nel suo viaggio in Congo per inaugurare la scuola. Un viaggio motivato dall’inaugurazione della scuola elemetare a Kimpanga, un piccolo villaggio congolese.

Abbiamo intervistato Gaetana Falcone per farci raccontare del Congo, dell’Africa e del suo progetto di solidarietà.

Quando e come è nata l’idea di realizzare una scuola?

L’idea di creare una scuola elementare per 300 bambini in Congo è nata da Don Emery. Spesso parlavamo di com’era il Congo, nella nostra mente c’era sempre l’idea di vedere l’Africa e sostenere qualche progetto in loco, alla fine è venuta fuori l’idea della scuola per migliorare le loro condizioni di vita. Siamo partiti nell’agosto del 2014 e ci sono voluti poco più di 3 anni per costruire la scuola, grazie all’associazione “Tempo Scuola” e a campagne di beneficenza, siamo riusciti ad acquistare una macchina che impastasse materiali per fare dei mattoni, siamo partiti in questo modo, fino a raggiungere la cifra di circa 50mila euro. Dal novembre del 2017 circa 300 bambini studiano materie comuni, come le lingue straniere o la matematica. Nel villaggio di Kimpanga non esistono licei, quindi, una volta conclusa la scuola elementare, chi avrà possibilità economia potrà frequentare il liceo o altri istituti tecnici.

Quali sono le condizioni di vita di chi vive in villaggi come quello di Kimpanga?

Terribili, non c’è acqua corrente, non ci sono strade o energia elettrica, come cala il buoio cala l’oscurità. Per raggiungere la capitale occorrono due giorni di viaggio in jeep, con tratte a volte veramente difficili e pericolose. Questo accade per tutto, per prendere l’acqua o portare un bambino a fare una radiografia. Diventa difficile anche studiare al liceo o in un istituto tecnico, per la distanza e il fattore economico, essendo l’istruzione a pagamento.

Oltre la scuola, nei prossimi mesi, tornerà in Congo per inauguarare il primo pozzo d’acqua?

Si, adesso tutte le nostre sinergie sono protese per inaugurare il primo pozzo del villaggio. Abbiamo già dei costi, sicuramente alti, ma una volta raccolta la cifra organizzaremo la partenza e avremo di tempo una settimana per realizzarlo. Tutto quello che facciamo lo facciamo per queste persone che pur non avendo niente, cercando sempre di darti il massimo, caratteristiche difficili da trovare anche nella nostra città.

C’è stato un episiodio che le ha lasciato il segno?

Una volta entrando in un ospedale ho visto un bambino, molto piccolo, forse nato da poco più di qualche mese, che stava completamente morendo di fame, era scheletrico, la madre non stava bene, infatti, è morta dopo poco. Vedere quella scena mi ha smosso qualcosa dentro, ho cercato senza sosta del latte. Quando finalmente sono riuscita a trovare il latte mi sono resa conto che non avevano neanche un biberon e non sapevo come aiutarlo. Sono situazioni difficili, non semplici per tutti, fa male vederle. Sicuramente, quando tornerò a Kimbanga porterò con me almeno 100 biberon, donati da una farmacia salernitana, per i bambini del posto.

Quali sono i progetti futuri?

C’è un progetto futuro, che è molto grande: vorremmo costrire un ospedale. Gli ospedali in Congo non sono come li conosciamo noi nelle nostre città. Ma siamo consapevoli della grandezza di questo progetto e dell’investimento economico, per questo stiamo cercando risposte all’intero della cooperazione internazione.
Per fare una semplice radiografia a Kimpanga i bambini devono essere portati su delle moto e fare un viaggio di due giorni, con costi altissimi. Un ospedale così come lo chiamiamo noi, non esiste nella nostra provincia nè in quelle limitrofe.

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