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Controlli anti-inquinamento, quattro aziende sequestrate

Sei gli allevatori denunciati dalla Capitaneria di porto nelle zone Sele e Calore

I militari della Guardia Costiera di Salerno hanno effettuato un’attività di controllo ambientale sui fiumi Sele e Calore, in particolare nel tratto compreso fra i comuni di Eboli, Albanella e Capaccio. I controlli sono stati disposti dalla Procura e coordinati dal comandante Gaetano Angora, Il personale della Capitaneria, congiuntamente a volontari del Wff, hanno ispezionando le aziende che costeggiano il fiume, con l’ausilio dell’elicottero Nemo della Guardia Costiera per verificare gli sversamenti e inquinamenti in atto.
Sono state ispezionate 8 aziende di allevamento bufalino ed ovino; numerosissimi gli illeciti ambientali e paesaggistici accertati, tant’è che sono stati denunciati i titolari di 6 allevamenti, 4 intere aziende sono state sottoposte a sequestro, e sono state sottoposte a sequestro aree per complessivi 400 chilometri quadrati, ovvero una immensa estensione agricola ricompresa fra tre Comuni, ove i rifiuti venivano illecitamente abbandonati o smaltiti e, comunque, gestiti in violazione della restrittiva normativa sull’ambiente, su di un’area grande quanto 53 campi da calcio.

Una azienda, addirittura, aveva dislocato il proprio allevamento in vari paddock posizionati su più terrazzamenti di un rilievo collinare; tutti i reflui zootecnici tracimavano dai vari terrazzamenti fino a defluire a valle, ove venivano raccolti in grandi buche ricavate direttamente nel terreno e senza alcuna protezione. Da tali fosse, poi, i reflui tracimavano e confluivano direttamente nel torrente “Cosa”, affluente del fiume Calore, dove peraltro finiva anche il percolato derivante dallo stoccaggio del mais.

Gravissime le carenze igienico sanitarie riscontrate in un’altra azienda che, oltre a smaltire illecitamente i propri reflui in canali affluenti del fiume Sele, aveva una sala mungitura invasa da sporcizia e con presenza di topi; a fronte di tale gravissima situazione, i militari della Guardia Costiera hanno richiesto l’intervento della competente Asl che ha imposto l’assoluto divieto di commercializzare il latte prodotto se non prima prelevato con appositi bottini per essere preventivamente sottoposto ad un processo di pastorizzazione.

Gli imprenditori denunciati dovranno rispondere alla Autorità Giudiziaria di gravi reati che vanno dallo smaltimento abusivo di rifiuti speciali, all’effettuazione di scarichi abusivi di acque reflue, alla modifica dello stato dei luoghi sottoposti a vincolo
paesaggistico, nonché ad altri reati specifici, fra cui i delitti da poco introdotti dal legislatore con la legge di riforma in materia dell’ambiente (cosiddetti delitti ambientali), rischiando – nei casi più gravi – la reclusione fino a sei anni e la multa fino a € 100.000.

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