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Contrasto al caporalato, la Cgil presenta sei proposte

La sigla sindacale chiede l'intensificazione della sinergia istituzionale

Sabino Russo

«Intensificare l’azione sinergica delle istituzioni per contrastare lo sfruttamento dei braccianti agricoli». A chiederlo è la Cgil, durante l’incontro di stamattina in Provincia, nel corso del quale ha presentato sei proposte da mettere in campo per arginare il fenomeno del caporalato e del lavoro nero.

All’appuntamento erano presenti, oltre ai leader nazionali, regionali e provinciali Flai, rispettivamente Stefania Crogi, Giuseppe Carotenuto e Giovanna Basile, al segretario provinciale Anselmo Botte, anche il dirigente della Prefettura Vincenzo Amendola, il questore Alfredo Anzalone, il direttore regionale dell’Inps Alberto Scuderi, il collega dell’Ispettorato al lavoro Giuseppe Lodato e dell’Inail Donata Volino.

Le iniziative avanzate dalla Cgil riguardano la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con la Prefettura per eliminare la gestione della tratta dei migranti da parte dei caporali etnici; l’istituzione di un collocamento pubblico per l’agricoltura; l’avvio di una discussione con i caporali per il trasporto dei lavoratori attraverso l’utilizzo della loro fonte di furgoni; l’intensificazione dell’azione repressiva; la creazione di una etichetta sui prodotti che attesti il rispetto delle condizioni di lavoro; l’accellerazione dell’iter di riconoscimento dello stato di rifugiato.

Va ricordato che in provincia sono 27124 i lavoratori impiegati in agricoltura. Di questi il 50 per cento sono stranieri, di cui l’80 per cento risiede nella Piana del Sele. Prevalentemente sono rumeni, seguiti da marocchini, ucraini e indiani. Negli ultimi 6-7 anni sono stati quasi tutti regolarizzati, anche se resta ancora presente la pratica del caporalato, obbligati a turni di lavoro estenuanti in mezzo ai campi e compensi da fame. «Molti di loro sono costretti a sopportare più di 10 ore di lavoro – ha detto Anselmo Botte – per un compenso che raggiunge i 25 euro al giorno. I flussi migratori verso il salernitano continuano ad essere costanti e proprio per difendere i braccianti stranieri da questo odioso fenomeno bisogna scardinare l’isolamento a cui sono costretti».

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