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Con #Concertosinfonico l’Ossca incanta l’Arena del mare

Una serata, impreziosita dal genio del violinista Gennaro Cardaropoli, dalla quale non ci si distacca facilmente, complice un'orchestra magnifica, rivelatasi strumento duttilissimo

Carmen Incisivo

La passione e la concentrazione di cinquantuno elementi, l’approccio deciso e la cangiante freschezza d’un direttore d’orchestra appena trentenne, un giovanissimo solista assurto ad assoluta certezza della musica internazionale. Inestimabile monile in cui sono incastonate gemme rare e preziose. Sullo sfondo il Castello dei Principi Arechi che sovrasta il mare, abbracciato da una costa che accoglie e valorizza un sogno diventato realtà. L’Orchestra Sinfonica di Salerno Claudio Abbado incanta l’Arena del mare. La rapisce, avvicinandola prima al romantico universo di Pyotr Ilyich Tchaikvosky per poi accompagnarla in quello classico e sofisticato di Ludwig Van Beethoven. Giovedì sera l’Ossca – che ha debuttato il 7 aprile scorso grazie alla lungimiranza ed alla spiccata sensibilità del dottor Giovanni Di Lisa, presidente e primo estimatore dei giovani orchestrali e tenace mecenate della musica sinfonica giovanile salernitana- con #Concertosinfonico ha dato prova di grande maturità. Tecnicamente ed interpretativamente perfetti ed intensi, nonostante le condizioni climatiche ed ambientali non fossero particolarmente adatte a chi- come il M° Ivan Antonio- è perfezionista per natura e vocazione, deciso a mettere un accento forte e deciso su un’uscita pubblica nella quale si credeva molto per consolidare e rafforzare l’ammirazione e l’apprezzamento che l’Ossca in pochi mesi ha saputo conquistare con sacrificio ed abnegazione. Il forte vento ed il palco all’aperto non hanno macchiato un concerto che ha lasciato tutti senza fiato, ancora affamati di musica e bellezza dopo oltre un’ora e mezza di impeccabile esecuzione, dedicata a due colossi della musica sinfonica. Un programma difficile, tanto da far tremare i polsi anche ai più grandi, difeso con grazia e sensazionale intelligenza musicale dal direttore d’orchestra e dai suoi musicisti. Va naturalmente riconosciuto ed elogiato il genio del violinista 18enne Gennaro Cardaropoli non più promessa ma certezza della musica internazionale che ha impreziosito l’esecuzione del “Concerto per violino e orchestra in re magg. op. 35” di Pyotr Ilyich Tchaikvosky. La sicurezza del violinista salernitano è stata evidente fin dal primo allegro, preludio di un’interpretazione che ha incantato per brillantezza e precisione evidenziando i contrasti della musica senza mai dimenticare un affascinante ed appassionato gioco di rimandi con l’orchestra. Solista prezioso e generoso, ha regalato al pubblico un fraseggio preciso ed espressivo dall’andamento tzigano. Prima di essere premiato come talento giovanile al debutto del Premio Ossca, Cardaropoli concede il bis- chiesto a gran voce dal pubblico dopo lunghi minuti di intensi applausi- eseguendo “Nel cor più non mi sento” del grande Niccolò Paganini regalando un fuori programma generoso e magnifico. Quella di essere davanti a un vero e proprio tripudio musicale è la sensazione generata nel pubblico dalla seconda parte del concerto quella dedicata alla “Sinfonia n. 7 in la magg. op. 92.”  Ludwig van Beethoven nella quale l’orchestra ha dato prova di vitalismo estremo e grazia con i quali strappa i fantasmi interiori propri all’autore come quelli della sordità, dell’incomunicabilità e della solitudine. Utile, per rendere pienamente l’idea dell’esecuzione della Settima, prender in prestito le parole usate da Richard Wagner che, colpito dall’elemento ritmico che incessante che pervade l’intera partitura, parlò della sinfonia definendola “l’apoteosi della danza. La dama nella sua massima essenza, l’azione del corpo tradotta in suoni per così dire ideali”. Mantenendo un’invidiabile concentrazione, l’orchestra rende piena giustizia ai contrasti ed ai picchi di tensione. Meritevolissima l’esecuzione degli archi e del primo flauto Raffaele Palazzo per brillantezza del fraseggio e la ricchezza della tensione emotiva ed interpretativa. Una performance- diretta dal maestro Ivan Antonio che per lunghi minuti, a causa del vento, ha guidato i suoi con spiazzante sicurezza senza l’ausilio degli spartiti, rimasti chiusi sul leggio ma non per questo meno presenti nell’invidiabile memoria del maestro appena trentenne- partita dalla sofferenza e terminata in una incontenibile gioia. Il direttore Antonio ha conferito senso musicale, strutturale e stilistico infallibile nell’ambito di quella che è stata – senza timore di smentita- una serata dalla quale non ci si distacca facilmente, complice un’orchestra magnifica rivelatasi essere strumento duttilissimo, pronta – il prossimo 10 settembre- ad incantare il pubblico berlinese a “Viva la musica 2016” di scena al prestigiosissimo Gärten der Welt. Il tutto in attesa di copiosi, meritati e meravigliosi successi che non mancheranno ai giovanissimi musicisti.

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