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Compravendita Lloyd’s Baia Hotel: chiesto rinvio a giudizio per Soglia

L’ex titolare incassò 350mila euro senza averne titolo

Continua a tener banco la vicenda della compravendita del Loyd’s Baia Hotel e l’incasso pari a 350mila euro senza alcun titolo. Il sostituto Procuratore Vincenzo Senatore ha chiesto il rinvio a giudizio per l’imprenditore Francesco Soglia, con l’accusa di truffa, secondo quanto riferisce Il Mattino. Il figlio di Peppino Soglia è finito nei guai in seguito alla vendita del noto locale salernitano, passato così dalla famiglia Soglia a quella dei Marinelli. Soglia dovrà presentarsi davanti al Gup il prossimo 15 giugno, quando si aprirà l’udienza preliminare a carico dell’imprenditore rappresentato dall’avvocato Marco Martello.
Nel corso dell’udienza, Carmine Marinelli potrebbe costituirsi parte civile in qualità di presunta vittima del raggiro. Per Soglia, ci sono anche ipotesi d’accusa di calunnia e falsa dichiarazione al pubblico ministero per episodi risalenti al 2010, anno in cui l’imprenditore decise di cedere il Lloyd’s Baia Hotel proprio a Carmine Marinelli suo amico e testimone di nozze, ad un prezzo pari a 26 milioni di euro. Marinelli acquistò il locale per 20 milioni di euro ma quei 6 milioni in più hanno dato il via a tutta la vicenda giudiziaria in quanto Soglia denunciò Carmine e Giampiero Marinelli di essere i mandanti di un’intimidazione diretta a far scendere il prezzo dell’hotel. La vicenda coinvolse anche Giovanni Citarella, indicandolo come intermediario che poi avrebbe cercato di entrare in proprio nell’affare. Sulla vicenda la Procura aprì un’inchiesta ventilando l’ipotesi di estorsione aggravata dal metodo mafioso nell’ambito della procedura di trasferimento della proprietà dell’hotel Baia da Soglia a Marinelli, ma non fu trovato alcun riscontro alle dichiarazioni accusatorie dell’ex parlamentare che, per ben tre volte, davanti al pm, confermò la sua tesi sostenendo che per l’hotel Baia era accaduta la stessa cosa verificatasi per le trattative della vendita dell’hotel Raito.
Nel corso degli interrogatori, lo stesso Citarella, che Soglia indicò quale testimone di quell’estorsione, negò la vicenda. Da qui la convinzione della Procura che fu proprio Francesco Soglia ad inventare tutto: intanto nell’ambito di quell’attività investigativa gli inquirenti scoprirono la presunta truffa in relazione all’incasso di 350mila euro fatto da Soglia, ai danni di Marinelli.

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