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Chiede di lavorare vicino al figlio, infermiere di Napoli sarà trasferito all’Asl di Salerno

Lui era impiegato all'Asl Napoli 1, il Tribunale gli ha dato ragione

SALERNO | Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Napoli dà ragione a un infermiere che, impiegato presso l’Asl Napoli 1, aveva chiesto il trasferimento per tre anni all’Azienda sanitaria di Salerno e che in prima battuta gli era stato negato.

A.R., queste le iniziali del lavoratore assistito dal legale Gaetano Galotto della Cisl Funzione pubblica di Salerno, ha visto così riconosciuto il proprio diritto, nato dall’esigenza di poter lavorare, per un periodo complessivamente non superiore a 36 mesi, presso una sede di servizio ubicata nella stessa provincia nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa.

Per i giudici napoletani si è trattato di una tesi valida, secondo la quale la disposizione in questione rientra tra le norme dettate a tutela dei valori costituzionali inerenti la famiglia, ed in particolare la cura dei figli minori in tenerissima età con entrambi i genitori impegnati in attività lavorativa, garantiti da diversi articoli della Costituzione, i quali nel postulare i diritti-doveri dei genitori di assolvere gli obblighi loro incombenti nei confronti dei minori, promuovono e valorizzano gli interventi legislativi volti a rendere effettivo l’esercizio dell’attività.


 “Prendiamo atto che abbiamo dovuto sostenere il lavoratore dinnanzi al Giudice del Lavoro al fine di vedere dichiarato il principio costituzionale che la paternità e la crescita dei minori sono un’esigenza primaria prevalente sull’organizzazione degli uffici che, nel caso di specie, non risulterebbe essere nemmeno compromessa”, ha detto Pietro Antonacchio, segretario generale della Cisl Fp Salerno. “Spiace dover assistere che grandi aziende sanitarie del comparto pubblico costringano i lavoratori a ricorsi e a pronunce sui diritti fondamentali sanciti dalla carta costituzionale. Questo attesta il grado di confusione legislativa ovvero di interpretazione normativa lasciata nelle mani di funzionari poco attenti ma soprattutto che invece di incarnare il lato positivo del burocrate pubblico quale garante della tutela dei diritti dei cittadini, si attesta su posizioni che nei fatti si contrappongono all’esigibilità dei principi costituzionali a garanzia del piena e della corretta salvaguardia dei minori. La decisione del Tribunale di Napoli ribalta una tendenza in uso nel nostro Paese che sempre più rende arbitraria l’interpretazione delle norme e delle leggi a scapito di quanti non hanno più il coraggio o il danaro per rivolgersi alla giustizia”.


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