Centenario metelliano, tra campanilismo e la bellezza di essere rivali

Dalla nostra rubrica aSalerno Opinioni | La lettera di Marco Montefusco

Lo scatto di Angelo Tortorella | Centenario della Cavese

Lo scatto di Angelo Tortorella | Centenario della Cavese

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di Marco Montefusco

100 anni di storia calcistica cavese.
Ieri ricevo una foto sul cellulare, vedo tanta gente in corteo.
Eppure non se ne parla, i giornalai tifosi scelgono il silenzio, hanno paura di esporsi, di dire qualcosa di intelligente ma impopolare. Penso che sia un momento bello, per una comunità che ha sempre vissuto di passione, non solo sportiva.
Ammetto che anche io ho vissuto questo combattimento: è simile a quando metto in discussione la ragione con l’educazione ricevuta da piccolo(lavaggio del cervello). Eppure solo ieri si commemoravano i ragazzi del treno: io ho perso un amico d’infanzia, altri hanno perso figli, fratelli. Eppure combattiamo continuamente i nostri mostri: la battaglia più dura da fare non solo nel calcio, è quella culturale.
Il campanilismo è un ostacolo che blocca le società e le persone in una condizione medioevale.
Auguri quindi a chi ama un’altra squadra, a chi festeggia un’altra storia, che rispetto perché figlia di un senso di appartenenza che io stesso condivido per la mia città.
Ammetto di non condividere i gemellaggi, perché dividono e creano un odio ancora più grande. Per me esiste solo la mia squadra, ma esiste la democrazia: ognuno nel rispetto dell’altro ha il diritto sacrosanto di fare ciò che lo rende felice.
Da piccolo mio padre mi diceva: attento alle “cavaiole” che so’ dritte. Poi mi diceva che il “cavaiuolo” è capace di stare anche 20 anni “sotto u mast” pur di imparare tutto e cominciare a prendere poi la sua strada. Mi diceva anche che i dolci di Cava sono buonissimi e quando ci passava, a volte di proposito, non poteva fare a meno di prenderne qualcuno e portarlo a casa. Era il modo in cui lo diceva ad essere negativo, ma non ci ho visto nulla di sbagliato, anzi.
Poi ci sono i Romani, i Napoletani, i Pugliesi e tutta la razza umana,
insomma siamo cresciuti con stereotipi di divisione e odio: la razza!
Le bombe nei club non hanno colore, non sono un’eredità giusta da tramandare, si tratta di mera delinquenza. Il calcio deve essere pieno rispetto delle regole, dentro e fuori dal campo: non lasciamo che i delinquenti vincano.
A scuola insegniamo la tolleranza e l’amore reciproco, finiamola di scrivere solo quello che porta consenso: l’ignorante ha il dovere di rispettare chi ha capito più cose di lui.
Auguri quindi ai “cavaiuoli”,
ma il 19 giugno tocca a noi “pisciaiuoli”!

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