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Cava de’ Tirreni: al Palazzo di Città uno stemma, in gesso, del 1830

Rinvenuto, per caso, in un locale adiacente il salone d’onore

“Lunedì 10 Settembre 2018, alle ore 10,00, abbiamo ricevuto una telefonata della dottoressa Liliana Noviello, della segreteria del Palazzo di Città di Cava de’ Tirreni la quale ci invitava a portarci presso la Sala Consiliare per visionare uno stemma, in gesso, con impresso: due leoni rampanti, all’angolo destro in alto e sinistro in basso, due gigli angioini su una fascia trasversale e, alla base, la data 1830, rinvenuto, per caso, in un locale adiacente il salone d’onore, adibito a deposito”. Racconta Livio Trapanese.

“Accogliendo la richiesta, com’è nel nostro costante agire, portatoci presso l’indicata Sala Consiliare, sull’indicato tavolino, abbiamo trovato lo stemma che misura, in altezza cm. 80 e in larghezza cm. 55, con impresso quanto prima indicato.

Eseguito un rilievo fotografico, ci siamo subito messi in contatto con lo studioso per eccellenza della Città di Cava de’ Tirreni, il carissimo Prof. Salvatore Milano, il quale, alle nostre precise indicazioni, ci confortava nell’attestare che trattavasi di un reperto facente parte del “monte” dell’Architetto Vincenzo Della Monica, coniugato con la nobil donna, Antonella Grimaldi, della nota famiglia napoletana e che le rappresentazioni sullo stemma appartenevano alla casata Della Monica.

Lo stesso dotto Salvatore Milano aggiungeva che nella Chiesa parrocchiale di San Pietro a Siepi se ne possono ammirare altri tre, come un altro lo troviamo impresso a pagina 50 del volume da lui scritto per la secolare Chiesa, poi Santuario, di San Francesco e Sant’Antonio.

Milano aggiungeva anche che l’Arcitetto Della Monica era molto attento ai bisognosi e le fanciulle residenti nelle Frazioni di San Pietro e della Santissima Annunziata, quando andavano in sposa, ricevevano una congrua dote, come testimoniato anche da coevi del tempo, affermando che tale pratica era stata attuata fino ai primi del ‘900.

Noi, avvalendoci della maestria del maestro fotografo free lance, il fraterno amico Ferdinando Bottiglia, qui lo pubblichiamo anche a colori. Speriamo che il rinvenuto calco in gesso, che conta 188 anni, trovi una giusta collocazione”.

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