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Cartelli in Braille per riconoscere i monumenti del Duomo di Salerno

Novità per turisti e non vedenti, potranno riconoscere monumenti e la storia racchiusa nella cattedrale Salernitana tramite specifici cartelli in linguaggio braille e specifiche applicazioni

Federica D'Ambro

La Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, diretta da Francesca Casule, di intesa con l’Università di Salerno, con la Curia Diocesana, il Rotary Club e con l’Unione Ciechi ha costruito un nuovo sistema di conoscenza dei monumenti, rivolto non solo ai turisti ma anche ai non vedenti. Sono stati approntati cartelli in linguaggio Braille, e delle specifiche App. La presentazione dell’iniziativa è prevista per giovedì 16 Giugno alle ore 17,30, presso la Cattedrale del Duomo di Salerno.
La quantità di sarcofagi romani presenti nella cattedrale di Salerno è così rilevante che, insieme ad altri numerosi elementi di spoglio dell’antichità, costituisce un fondamentale aspetto della cultura figurativa dell’intero monumento, soprattutto della sua fase medievale. La loro presenza passa attraverso la funzione di sepoltura di uomini illustri, ecclesiastici o di famiglie nobili. Una simile consuetudine non è prerogativa salernitana, bensì appartiene a molti altri centri,in quanto è stato costume della civiltà medievale acquisire sarcofagi romani per dare degna sepoltura ai personaggi illustri. Per la città di Salerno essa è storicamente documentabile a partire proprio dalla fondazione della Cattedrale ed in particolare dalla sepoltura del papa Gregorio VII, morto esule in città il 25 Maggio del 1085. Seguono molti altri monumenti come quello di Guglielmo d’Altavilla, ultimo erede di Roberto il Guiscardo, della famiglia d’Ajello, degli arcivescovi Romualdo I e II Guarna. Un simile costume è proseguito per diversi secoli intrecciandosi con opere più moderne.
L’ultimo esempio, è il fronte di sarcofago, raffigurante il Ratto di Persofone, impiegato per il cenotafio di mons. Gregorio Carafa ( 1678). Con il secolo dei lumi i sarcofagi perdono il valore di sepoltura ed acquisiscono quello di monumenti d’arte romana, ossia assumono un valore archeologico. Nel fervore della “riscoperta” , nel 1784, il Paoli restituisce le immagini di alcuni dei nostri sarcofagi, seguiranno gli studiosi tedeschi ad inizio del XIX secolo, come Eduard Gerhard. A fine secolo gli eruditi salernitani scoprono il valore culturale dei sarcofagi. E dopo gli interventi dell’ing. Michele De Angelis, agli inizi degli anni Trenta del XX secolo, la loro
conoscenza diventa esclusiva competenza degli studi archeologici.

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