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Boomdabash a Giffoni: “Se la musica segue una tendenza.. noi esploriamo altrove”

BOOMDABASH

“Di tanti si sente dire ‘Bravi, ma arrivati nel momento sbagliato’. Voi no! Da qualche anno avete capito dove sta andando la musica e colpite nel segno, sempre un passo davanti agli altri”

Esordisce Luca Dondoni, giornalista e speaker radiofonico introducendo i Boomdabash. Loro invece si mostrano sempre un passo indietro, schivi, ma con i piedi ben saldi per terra. “Ascoltiamo tantissima musica fatta da artisti molto diversi da noi, impariamo da loro e capiamo”. Mentre per scegliere con chi collaborare si affidano soprattutto all’istinto: “A volte nasce prima la produzione e poi capiamo chi sono gli artisti più adatti a collaborare su quel pezzo. Altre volte, come con Alessandra Amoroso e Loredana Bertè, costruiamo i pezzi intorno a quegli artisti, perché ci piacciono particolarmente, li ascoltiamo tanto e alla fine facciamo il pezzo per poter collaborare con quella persona”.

Dondoni però non molla il punto: “Sì, ma come fate a capire cosa c’è nel vostro futuro?” “Da noi, in Europa, va ciò che negli States andava 4-5 anni fa, è il mercato americano a dettar legge. Qualche sera fa, dopo uno spettacolo, si chiacchierava del music biz, qualcuno diceva di un possibile ritorno del rap anni 90, come negli Usa. Quando va negli Usa, dopo qualche anno viene recepito dai mercati musicali europei. Così è successo per la trap, così per ogni genere. Noi Boomdabash cerchiamo di fare il contrario: se la musica va da una parte, cerchiamo di esplorare altrove. Ora va il reggaeton e noi abbiamo fatto un pezzo più blues”.

Raccontando del grande successo avuto dopo Sanremo, se li ha cambiati, sottolineano che erano sul mercato già da 15 anni, erano maturi artisticamente e anagraficamente, poco inclini ormai a farsi dire dal discografico o manager di turno cosa fare e come gestire il successo. E soprattutto si sono tenuti la scena underground, hanno coccolato la loro fan-base. Hanno sempre tenuto aperte le porte di casa ai fan, hanno ascoltano con loro i pezzi in anteprima, ricevuto anche consigli. Questa atmosfera familiare, le sale di registrazione piene di gente, amici, parenti li ha aiutati. “Le radici, il Salento, sono un’attitudine, non un accento sbagliato quando si parla, e noi ci sentiamo salentini sino al midollo”.

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