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Ai Barbuti “Monologo schizofrenico”, due voci sul T.S.O.

“Vi racconto la storia di Pina, molto meno romanzata che nella realtà" scrive Viola Di Caprio, una bambina che, per sfortuna ed abbandono, finisce per essere presa in carico dalla Psichiatria.

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“Monologo schizofrenico” è una coproduzione Compagnia dell’Eclissi e Melediterra Teatrodanza. Il personaggio che Viola Di Caprio mette su pagina e poi in scena non vuole abdicare, non ha ancora abdicato, deve avere fiducia nel sistema che dice di volerla aiutare, e lei tende la mano, il braccio, ma oltre alla punta di un ago, vorrebbe stringere le dita a chi, armato di un camice bianco, le dice che si prenderà cura di lei. La malattia è un’illusione e la guarigione una vanità; ma la cura, il farmaco, resta l’uomo e il suo rapporto con l’altro.

“Vi racconto la storia di Pina, molto meno romanzata che nella realtà” scrive Viola Di Caprio, una bambina che, per sfortuna ed abbandono, finisce per essere presa in carico dalla Psichiatria. Da quel momento, come lei stessa ripete, le si ‘blocca la crescita’, un po’ per la somministrazione di psicofarmaci, un po’ per l’assenza di cura familiare. E come tanti, fuori dai binari dell’ordine riconosciuto, ripercorre a intermittenza la sua storia drammaticamente vissuta; i suoi tentativi di mettersi in pari coi pari; la paura del T. S. O.. Vi racconto la storia di una donna, nonostante tutto, ottimista e gioiosa. Il T. S. O. (trattamento sanitario obbligatorio), ancora oggi praticato nei reparti di psichiatria dei nostri ospedali, è come il carcere senza avvocati. È un ricovero coatto, a seguito del quale, mai nessuno è guarito; qualcuno è morto; qualcuno ha iniziato a soffrire di disturbi psichici. Lo foto sono di Giuseppe Pastore. Monologo schizofrenico (due voci sul T.S.O), vince una menzione speciale al Premio Sipario Autori Italiani 2018 e il premio ‘miglior attrice’ al Roma Fringe Festival 2020.

De Angelis - Grafica e stampa

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