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Agro e Cilento, da Nocera a Battipaglia: ci sono ancora le “famiglie” della criminalità

I comuni della costiera amalfitana, pur se non interessati dalla presenza di sodalizi endogeni, risultano comunque esposti ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata. In tal senso, il settore turistico-alberghiero può rappresentare un obiettivo di interesse per le organizzazioni provenienti dalle province di Napoli e Caserta.

Grande attenzione da parte della Dia si concentra su due territori della provincia salernitana, l’Agro Nocerino Sarnese e la zona a Sud, da Battipaglia a tutta la Valle del Sele. I comuni di Castel San Giorgio, Siano e Bracigliano sono stati interessati, in passato (almeno fino al 2010), dalla presenza di un’articolazione del clan CAVA di Quindici (AV), scompaginata da diverse operazioni di polizia. Nuove leve autoctone avevano tentato di colmare il conseguente “vuoto di potere”, ma le loro velleità operative sono state prontamente stroncate dall’azione di contrasto delle Forze di polizia. Sia a Castel San Giorgio che a Baronissi si sono verificati alcuni attentati incendiari, in danno di una società incaricata a Castel San Giorgio dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

I comuni della costiera amalfitana, pur se non interessati dalla presenza di sodalizi endogeni, risultano comunque esposti ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata. In tal senso, il settore turistico-alberghiero può rappresentare un obiettivo di interesse per le organizzazioni provenienti dalle province di Napoli e Caserta.

La fascia costiera non sfugge, peraltro, allo spaccio di stupefacenti. L’agro Nocerino-Sarnese rappresenta la zona della provincia di Salerno in cui la criminalità organizzata ha inciso in maniera significativa, permeando anche le attività economiche e commerciali. Sono originari di quest’area importanti clan campani (LORETO, GALASSO, NOCERA, DE VIVO, VISCIANO), alcuni dei quali ormai scompaginati, a seguito del decesso dei capi storici e della decisione di numerosi affiliati di collaborare con la giustizia. I nuovi assetti vedono operativi gruppi minori che subiscono l’influenza di consorterie meglio articolate o di sodalizi operanti nelle limitrofe province di Napoli e Avellino (a titolo meramente esemplificativo si citano i clan FONTANELLA di Sant’Antonio Abate, CESARANO di Pompei, AQUINO-ANNUNZIATA di Boscoreale, GRAZIANO di Quindici).

A Nocera Inferiore si conferma l’operatività del clan MARINIELLO, anche se recentemente si assiste alla costituzione di nuovi gruppi con capi e promotori (tra i quali, anche alcuni fiduciari del capo del disciolto clan Cutolo)  che sembrano preferire una strategia più defilata, dedicandosi alla gestione di attività commerciali (bar e sale da gioco, in particolare) in cui reinvestire i profitti illeciti, lasciando la gestione dei reati sul territorio alle nuove leve emergenti, che non di rado arrivano a regolare le contese con eclatanti gesti intimidatori. Numerose attività investigative hanno riguardato lo spaccio di stupefacenti. Nel mese di novembre, ad esempio, i Carabinieri hanno arrestato 13 soggetti, ritenuti responsabili di spaccio di sostanze stupefacenti – crack, cocaina, eroina, hashish e marijuana – approvvigionate nell’hinterland napoletano e smerciate nei comuni di Castel San Giorgio, Cava de’ Tirreni, Nocera Superiore e Salerno.

Contestualmente, è stato disposto il sequestro di due appartamenti, di proprietà di uno degli indagati, utilizzati come base operativa dell’attività delittuosa. Anche le truffe interessano l’area in esame, come attestato da un’indagine dei Carabinieri (operazione “Abagnale”) che, il 21 settembre 2018, ha scompaginato un’associazione per delinquere finalizzata alle truffe, aggravata dal metodo mafioso. Ad Angri, le attività di contrasto hanno ridotto in modo significativo l’operatività dello storico clan NOCERA Tempesta e dato spazio al tentativo di giovani pregiudicati di imporsi nel controllo delle attività illecite, con il sostegno delle consorterie operanti nei limitrofi comuni dell’entroterra vesuviano. Con il ritorno in libertà di esponenti apicali di quella storica organizzazione sembra peraltro essersi stabilita un’intesa con gli elementi più attivi di gruppi emergenti.

A Pagani è operativo il clan FEZZA-PETROSINO D’AURIA che, pur pesantemente minato nella sua operatività da diverse operazioni di polizia giudiziaria, avrebbe nel tempo avviato diverse attività economiche, non rinunciando al traffico di droga. Ad ottobre, infatti, i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento cautelare nei confronti dei componenti di un’associazione, ritenuti responsabili di traffico e spaccio di stupefacenti, con base operativa a Pagani, capeggiati da un soggetto contiguo appunto al sodalizio FEZZA-PETROSINO D’AURIA. Nell’area paganese si è, infine, registrata, da qualche anno, una ripresa delle attività delittuose ad opera di affiliati in libertà del clan CONTALDO. A Sarno è operativo il clan SERINO, i cui affiliati sono dediti alle estorsioni, all’usura, al traffico di stupefacenti, i cui proventi vengono reinvestiti in attività commerciali, tra cui le sale scommesse. Il clan è risultato altresì attivo nell’esercizio abusivo dell’attività finanziaria, nel recupero crediti e nell’abigeato.

Sul piano del contrasto, nel mese di ottobre, la Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento cautelare a carico dei membri di un’associazione dedita al traffico e allo spaccio di stupefacenti, alle estorsioni e al riciclaggio. L’organizzazione faceva capo ad un pregiudicato, figlio di un componente del gruppo SERINO.

Nello stesso comune di Sarno si conferma la presenza di affiliati al clan GRAZIANO, legati operativamente ad una frangia dei CASALESI, attiva nel territorio di Rimini. I componenti del gruppo GRAZIANO sono dediti, principalmente, alle estorsioni e all’infiltrazione negli appalti pubblici mediante ditte collegate (senza contrasti con il gruppo SERINO) ed esplicano la loro influenza anche sui limitrofi comuni di Siano e Bracigliano. A San Marzano sul Sarno e San Valentino Torio, la disarticolazione del gruppo ADINOLFI ha lasciato spazio ad altre consorterie provenienti dalle vicine province di Napoli e Avellino, ovvero a nuove leve che, pur non contigue a contesti di camorra, operano comunque in modo organizzato.

mappa dei clan della dia

 

A Sant’Egidio del Monte Albino e Corbara, dove un tempo era egemone il gruppo SORRENTINO, si conferma una situazione criminale dagli equilibri mutevoli. In assenza di una locale consorteria camorristica di riferimento, si sono affermati soggetti, già legati al citato sodalizio, cui si affiancano elementi riconducibili alle organizzazioni camorristiche di Pagani e di Nocera Inferiore, tutti dediti al traffico e allo spaccio di stupefacenti.

Il comune di Scafati, per la sua posizione di confine tra la province di Salerno e Napoli, rappresenta un importante crocevia per la stipula di alleanze strategiche tra gruppi operanti a livello interprovinciale, in particolare nel traffico di stupefacenti. L’area, inoltre, negli ultimi anni, è stata teatro di omicidi di chiara matrice camorristica, alcuni dei quali riconducibili al locale clan MATRONE, storicamente alleato al clan stabiese dei CESARANO. Al riguardo, il 15 luglio 2018, i Carabinieri hanno tratto in arresto due pregiudicati, uno dei quali legato al gruppo MATRONE, ritenuti responsabili di un omicidio, consumato nel 2015, di cui è stato vittima un altro pregiudicato, “colpevole” di non aver saldato un debito per l’acquisto di droga. Per quel delitto, il 18 gennaio 2019, i Carabinieri hanno tratto in arresto altri correi, affiliati al clan ANNUNZIATA-AQUINO di Boscoreale (NA), collegato ai MATRONE.

Nel comune di Scafati è operativo anche il sodalizio LORETO-RIDOSSO, oggetto dell’operazione “Sarastra”, del 2016, condotta dalla DIA di Salerno, che ha consentito di accertare cointeressenze tra il citato sodalizio e l’amministrazione comunale pro tempore (dal 2011 al 2016) di Scafati. Al termine di un complesso iter giudiziario, il 23 luglio 2018, il Tribunale di Salerno ha condannato i vertici del sodalizio per il reato di scambio elettorale politico-mafioso, estorsione e minaccia, con l’aggravante del metodo mafioso. Il comune di Eboli, situato nella Piana del Sele, si trova in un’area interessata dalla presenza di importanti insediamenti produttivi, in particolare dell’indotto caseario, derivante dall’allevamento delle bufale, possibile oggetto di attenzione da parte della criminalità. Gli assetti criminali dell’area appaiono ancora in evoluzione, data l’assenza di una figura di riferimento.

Risultano operativi esponenti di spicco del clan MAIALE (in passato egemone), e della famiglia PROCIDA, ritenuti, in prospettiva, in grado di riprendere il controllo del territorio mediante investimenti, acquisizione di attività commerciali, estorsioni, rapine, traffico di stupefacenti e usura. La rinnovata operatività del gruppo MAIALE è stata confermata, nel semestre, con un’ordinanza eseguita nel mese di settembre nei confronti del fratello del capo del clan MAIALE, di un altro pregiudicato molto legato alla famiglia e di due donne, tutti indagati per minaccia e furto, con l’aggravante del metodo mafioso. Il territorio resta comunque interessato dall’operatività di piccoli gruppi, spesso composti da soggetti già noti nell’ambito micro-delinquenziale locale, dediti prevalentemente allo spaccio di stupefacenti (cocaina e hashish), a reati di tipo predatorio (rapine e furti) e a estorsioni di basso profilo, condotte con la tecnica del c.d. “cavallo di ritorno”.

Non si può escludere l’interesse di clan operanti nei comuni limitrofi – primo tra tutti il sodalizio PECORARORENNA di Battipaglia – ad espandere la propria azione criminale anche su Eboli. Il citato sodalizio, nonostante la detenzione dei capi, sembra vivere, attraverso delle nuove leve, un momento di particolare fervore operativo. Recenti investigazioni hanno, infatti, documentato significativi segnali di vitalità del clan, legati alla commissione di estorsioni, allo spaccio di stupefacenti e al riciclaggio di denaro.

A Bellizzi, Pontecagnano Faiano, Montecorvino Rovella e Pugliano è attivo il clan DE FEO, diretto dai suoi due capi storici, già legato alla Nuova Camorra Organizzata e, pertanto, in contrapposizione al sodalizio PECORARO-RENNA, espressione, nel passato, della Nuova Famiglia. Indicative della piena operatività del clan sono alcune indagini avviate per episodi di estorsione aggravata, riconducibili al gruppo, in una della quali è risultato coinvolto lo stesso reggente598. Infine, in tutta l’area resta alta l’attenzione delle Forze di polizia verso lo stoccaggio e lo smaltimento di rifiuti, come attestano diverse operazioni che hanno condotto alla denuncia di alcuni imprenditori. Per quanto riguarda i comuni dell’alto Cilento, ad Agropoli si registra la presenza della famiglia MAROTTA, di origine nomade, dedita a reati di tipo predatorio, all’usura, al traffico di stupefacenti e al riciclaggio di capitali: nel mese di novembre, a conclusione di un’operazione condotta dai Carabinieri, sono stati arrestati alcuni esponenti della citata famiglia.

Le indagini hanno consentito di documentare la commissione di furti, l’utilizzo fraudolento di carte di credito e il conseguente riciclaggio dei proventi. Inoltre, sono state accertate minacce poste in essere dai componenti del sodalizio nei confronti di Amministratori del comune di Agropoli, del responsabile di una società operante nel settore della raccolta dei rifiuti solidi urbani e di alcuni appartenenti alle Forze di polizia. Nel medesimo territorio sono presenti elementi del clan FABBROCINO di Castellammare di Stabia (NA).Nell’area del comune di Capaccio-Paestum si segnala il ritorno di storici personaggi già inseriti, con ruoli di rilievo, nel gruppo MARANDINO, fortemente legato, in passato, al cartello della Nuova Camorra Organizzata.

Nel mese di marzo 2018, la DIA di Salerno ha eseguito una confisca di beni, per un valore di circa 3 milioni di euro, a carico di un imprenditore, operante nel settore delle pompe funebri, ritenuto organico al gruppo MARANDINO. Nel territorio in esame si è rilevata anche un’intensa attività delinquenziale, connessa al traffico e allo spaccio di stupefacenti, posta in essere da gruppi non direttamente riconducibili al clan MARANDINO, alcuni dei quali promossi e organizzati da ex affiliati alla Nuova Camorra Organizzata, che potrebbero avere interesse a stringere rapporti con sodalizi operanti nella provincia di Napoli, a loro volta interessati a riciclare e reimpiegare capitali illeciti nei settori produttivi della zona (turistico, alberghiero, zootecnico, agricolo).

Nel Medio e Basso Cilento, pur non rilevandosi la presenza di organizzazioni criminali, la particolare vocazione turistico-ricettiva, localizzata soprattutto nella fascia costiera, espone l’area a possibili investimenti di capitali illeciti. Il comprensorio risulta, altresì, oggetto di attenzione da parte di pregiudicati napoletani, in relazione al traffico ed allo spaccio di stupefacenti, soprattutto durante il periodo estivo. In tale ambito si registra l’operatività, per quanto non strutturata, di piccoli gruppi criminali autoctoni, dediti anche questi allo spaccio. Allo stato, non si registrano eventi che possano indicare una presenza di organizzazioni camorristiche nella Valle del Calore. L’unico fenomeno delinquenziale rilevante è lo spaccio di stupefacenti, approvvigionati nei vicini comuni di Sala Consilina e Atena Lucana.

Nel Vallo di Diano, posto a cerniera tra l’alta Calabria e la Campania, sono stati documentati contatti tra esponenti della malavita locale e delle cosche calabresi dell’alto Ionio e Tirreno cosentino. Sul territorio sono operativi due gruppi criminali, facenti capo alle famiglie, originarie di Sala Consilina, GALLO e BALSAMO. I due gruppi, prima uniti in un unico sodalizio dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, operano separatamente e senza contrasti. La zona si presta ad essere sfruttata per l’illecita coltivazione e produzione di cannabis, attirando in particolare l’interesse di soggetti dell’hinterland vesuviano. Le investigazioni svolte nel tempo hanno anche evidenziato che l’area è stata oggetto di investimenti immobiliari ed imprenditoriali da parte della criminalità organizzata napoletana. Non mancano episodi intimidatori ed estorsivi, in danno di commercianti locali604. Peraltro, pur non rilevandosi ingerenze e tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata in seno alle locali pubbliche amministrazioni, si segnala un’attività di indagine della Procura di Lagonegro (PZ), che ha portato alla denuncia, il 18 luglio 2018, da parte dei Carabinieri, di due impiegati del comune di Padula e di un imprenditore, responsabili di una truffa ai danni dello Stato, legata alla gara d’appalto bandita per la ristrutturazione di taluni locali della Certosa di San Lorenzo e dell’ex Convento di Sant’Agostino.

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