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Accuse a primario di Radiologia del Ruggi, l’Ordine: “Poco rispetto nella diffusione della notizia”

Il presidente dell'ordine dei Medici Chirughi e degli Odontoiatri della provincia di Salerno: ""Stupisce la rapidità con cui la notizia è pervenuta agli Organi di Stampa, ed è stata da questi diffusa, corredandola di nome, cognome, carica professionale e fotografia del professionista indagato".

In merito agli articoli pubblicati dagli Organi di Stampa nei giorni 10 e 11 giugno 2020, che vedono il medico primario facente funzioni di Radiologia dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, coinvolto in una vicenda di presunti abusi sessuali su una paziente, il Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Salerno, dottor Giovanni D’Angelo, ha dichiarato:

“Stupisce la rapidità con cui la notizia è pervenuta agli Organi di Stampa, ed è stata da questi diffusa, corredandola di nome, cognome, carica professionale e fotografia del professionista indagato.

Eppure negli anni precedenti, in occasione di incontri pubblici con rappresentanti della stampa, della magistratura e del nostro Ordine professionale, vi è stata una nostra forte sollecitazione a riportare, nei casi giudiziari in itinere, unicamente le iniziali delle persone coinvolte a tutela della privacy e del procedimento giudiziario in essere.

Nel caso in questione, il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari, per loro natura di fatto riservate, nonostante la notifica avvenuta del provvedimento di interdizione dallo svolgimento della professione. Il fascicolo giudiziario è stato aperto in seguito a una denuncia di parte e al collega indagato vanno garantite tutte le riserve del caso, avendo questi la possibilità di produrre prove da utilizzare in sede di difesa processuale”.

Pertanto, come Presidente dell’Ordine dei Medici-chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Salerno, esprimo rammarico per le modalità con cui la notizia è stata resa nota alla Stampa e da questa diffusa, insieme ad una comprensibile preoccupazione per il collega.

Questo, ovviamente, non vuole essere un diniego al corretto e giusto cammino della giustizia né è una posizione precostituita. È un semplice invito a chi ha il dovere della informazione, al valore del rispetto della persona, chi che sia, perché trionfi la sicurezza insieme alla serenità di giudizio.

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