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Salernitana, bisogna (anche) saper vincere

Anche contro il Perugia ai granata è mancata la necessaria lucidità nel gestire il vantaggio

Nicola Roberto

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Dopo aver strappato gli applausi convinti di critica e tifosi per le tante rimonte compiute, su tutte quella con sorpasso all’ultimo respiro nel derby con l’Avellino, la Salernitana sta subendo la legge del contrappasso. Contro il Perugia i granata hanno subito la terza rimonta di fila in casa, vedendo svanire il successo a tempo scaduto dopo aver masticato amaro anche contro Bari e Cremonese. E, prima della vittoria sull’Empoli, ovviamente in rimonta, i granata avevano sciupato un gol ed un uomo di vantaggio contro il Frosinone. Dei sette pareggi interni ben quattro sono maturati quasi in fotocopia: Salernitana in vantaggio, ma mai padrona del campo e della partita. Se nello sport si dice che si debba saper perdere, sul rettangolo verde bisognerebbe anche e soprattutto saper vincere. Per conquistare i tre punti, però, non sempre bastano carattere, spirito di sacrificio ed entusiasmo, ma occorrono raziocinio e qualità.
Purtroppo, dopo diciotto giornate di campionato, il dato che emerge alla luce degli undici pari conseguiti è che a questa Salernitana manchi la testa, nel senso di una guida in campo che sappia dettare i ritmi – Signorelli chiude ancora in evidente affanno le sue prestazioni pur avendo ormai trovato spazio stabilmente in squadra – ma anche letture più ispirate dalla panchina durante la gara. Contro Cremonese, Cittadella e Brescia, e per finire col Perugia, Bollini ha spesso sbagliato non tanto le scelte al momento delle sostituzioni quanto i tempi aspettando di subire gol prima di inserire, ad esempio, Di Roberto per sfruttarne la velocità in contropiede contro la Cremonese (con la Salernitana in vantaggio) ed a Cittadella (sul punteggio di parità e con i granata che faticavano a portare palla nell’altrui metà campo) o come con il Perugia, quando ha tardato ad inserire Minala e non ha adeguato il modulo in funzione del robusto ricorso all’artiglieria pesante da parte di Breda che ha buttato in campo tutte le punte a disposizione.
Forse, sarebbe stato più saggio passare al 4-5-1 per coprire meglio il campo e proteggere la difesa. Al di là di questo, però, deve far riflettere la mancanza di personalità della squadra quando si trova in vantaggio, specie in casa, laddove dovrebbe chiudere le partite ed invece si fa rimontare.
Lotito e Fabiani hanno allestito una rosa con molti petali ma con pochi elementi di indubbia qualità e Bollini è stato bravo ad arrangiarsi nell’emergenza che, però, non ha quasi mai riguardato il centrocampo. In questo reparto le scelte sono limitate non tanto numericamente quanto sul piano qualitativo ed è questo il nervo scoperto e, forse, la chiave per interpretare gli sbalzi di umore e di rendimento di un gruppo capace di rimonte strabilianti, ma incapace di gestire il vantaggio. Bisogna saper vincere ma, per farlo, il segreto sta nella capacità di gestire la partita, il gioco, il pallone.
Se non si hanno elementi in grado di assolvere a questo compito, è quasi matematico che la “X” sia il segno distintivo, quasi come fosse un segno zodiacale.

Sport1

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