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“Quel che non ti dirò mai”, il primo cortometraggio prodotto da giovani salernitani

Il cortometraggio è un lungo modo di pensare, una descrizione di emozioni in cui non ci sono dialoghi ma solo una voce che ripercorre le vicende, descrivendole in maniera introspettiva

Federica D'Ambro

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Si intitola “Quel che non ti dirò mai” il primo cortometraggio prodotto da giovani salernitani con la passione per la scrittura, prodotto da The Gladiator Company.
Il progetto, a firma di Valentina Galdi, che si è avvalsa del valido aiuto di Giovanni Rocco e Fabio Ventre, nasce dalla sua passione per la scrittura perchè «quando hai una passione ogni occasione è un motivo valido per mettere nero su bianco ciò che provi, ogni sentimento diventa un argomento. Ti ritrovi da sola, in un momento qualsiasi della giornata e pensi a qualcosa, anche la più semplice, che la tua mente elabora in modo da farla sembrare più profonda. È una dote, forse», dichiara la giovane produttrice che spiega come il cortometraggio nasca proprio da un pensiero che si è poi evoluto fino a diventare una sceneggiatura.
Il cortometraggio è un lungo modo di pensare, una descrizione di emozioni in cui non ci sono dialoghi ma solo una voce che ripercorre le vicende, descrivendole in maniera introspettiva. Il titolo parla da sé, un qualcosa che non sarà detto e dunque pensieri ed emozioni che il protagonista non esternerà fino ad un certo punto della sua vita.
Le riprese del film sono giunte a termine già da diverso tempo ma l’idea è quella di presentare il cortometraggio a diversi festival, motivo per cui – almeno inizialmente – il lavoro non sarà visibile sul web.
«Il film non è una di quelle pellicole commerciali che chiunque può vedere per passare una serata in allegria. È un film con una morale, dal quale si può trarre un insegnamento o avviare un’analisi interiore abbastanza profonda. È adatto ai giovani ma anche ai meno giovani. Del resto, non ci si conosce mai abbastanza qualsiasi sia l’età», sottolinea Valentina Galdi.
La Galdi è alla sua prima esperienza da regista e sceneggiatrice e la sua compagnia è formata da ragazzi che nella vita fanno tutt’altro ma che si sono cimentati in questo progetto mossi dalla passione e dalla voglia di fare. Le attrezzature utilizzate non sono professionali: le scene sono state girate e filmate in luoghi semplici, senza la necessità di grandi interventi. Il film assume la forma di un progetto interculturale che ha lo scopo di dimostrare come un pensiero possa superare distanze e stili di vita apparentemente diversi. Il progetto ha coinvolto anche ragazzi residenti in Scozia; la locandina è stata creata da un fotografo amatoriale scozzese e le musiche utilizzate sono di un ragazzo che si diletta con dei programmi e di una band emergente di Glasgow. «Sono stati mossi dalla voglia di combattere il clichè della distanza, di vincere una sfida che sembrava impossibile, con rispetto e fiducia. Ovviamente il film è tradotto in lingua inglese, revisionato dai ragazzi madrelingua e adattato agli usi britannici, e parteciperà molto probabilmente a dei festival anche lì», ha dichiarato la Galdi.
La trama narra di un ragazzo come tanti, immerso nella sua vita da giovane. Come tutti commette l’errore di non apprezzare le piccole cose, anzi non le nota nemmeno perché fanno parte della normalità. Un giorno, sarà vittima di un incidente in cui perderà la vita ma poco prima di morire si renderà conto di non aver vissuto a pieno ogni istante della sua esistenza perchè troppo impegnato a pensare a chissà cosa, trascurando le piccole gioie quotidiane. Esprimerà le sue sensazioni in una lettera indirizzata alla fidanzata, quando ormai è troppo tardi.
Il progetto è supportato da associazioni culturali, qualcuna ancora non conosciuta sul territorio, e da Gianluca Cammarano, un ragazzo attivo nel favorire lo sviluppo di nuove idee per farne uno stile di vita.
Gli attori sono ragazzi che hanno qualche esperienza in campo teatrale come Francesco Ronca, ma nessuna esperienza in campo cinematografico, Angela Giordano e Simona Patella.

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