Porticciolo, parola al Tar ma è troppo tardi

Per il Consiglio di Stato il ricorso è inammissibile ma i termini per la presentazione sono scaduti

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Il Consiglio di Stato se ne lava le mani e rimanda la discussione sulla realizzazione del Porto di Pastena al Tribunale amministrativo regionale ma i tempi non sembrano coincidere.
I giudici della seconda sezione di Palazzo Spada hanno – con parere seguito all’adunanza del 15 luglio – dichiarato inammissibile il ricorso straordinario al Capo dello stato, presentato nel 2013 da alcuni residenti della zona. Il parere del massimo organo della giustizia amministrativa verrà ora trasmesso – come da iter – al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella per il definitivo decreto.
Ma nel caso del Porto di Pastena – quinto approdo cittadino che dovrebbe sorgere al posto del caratteristico borgo di pescatori della zona orientale di Salerno – la partita potrebbe essere tutt’altro che chiusa, non fosse altro che i togati romani hanno segnalato la necessità del passaggio al Tar territorialmente competente. Un passaggio che potrebbe però essere compromesso dal superamento dei termini per il deposito dell’impugnativa; al momento, potrebbe essere presentato un ricorso esclusivamente per impugnare il decreto del presidente Mattarella.

LE MOTIVAZIONI. Per i magistrati Sergio Santoro (presidente), Claudio Boccia (estensore) e Marisa Allegra (segretario), l’impugnativa presentata da alcuni abitanti della zona del porticciolo di Pastena – con la quale veniva chiesto l’annullamento, previa sospensione, di gran parte del procedimento amministrativo con cui era stato dato il via libera al “project financing” da 105 milioni di euro, presentato dalla Fintur srl dell’ingegnere Antonio Ilardi – dovrebbe, dunque, essere analizzato e discusso dinanzi il Tar di Salerno. Questo perché, nel caso di specie, i ricorrenti avrebbero chiesto l’annullamento di una parte (seppur consistente) dell’intero iter: in pratica, oggetto del ricorso sono stati gli atti, successivi alla fase di selezione del contraente, con cui la realizzazione dell’opera è stata realizzata (sotto gli aspetti edilizi, urbanistici, paesaggistici, demaniali e idrogeologici) mentre è stato tenuto fuori il procedimento di scelta del contraente. Stando a quanto rilevato dai magistrati – si legge nel testo del parere dello scorso 15 luglio – «la procedura di project financing consiste in un unico procedimento a formazione progressiva concernente, nella specie, “la concessione di progettazione, esecuzione e gestione del porto” di Pastena, con la conseguenza che – anche volendo accedere alla tesi sostenuta dai ricorrenti – l’impugnativa dei provvedimenti oggetto del presente ricorso non può che essere attratta nella sfera di cognizione del competente Tribunale amministrativo regionale in cui ricadono “gli atti delle procedure di affidamento… relativi a pubblici lavori”». A ciò si aggiunge, spiegano i giudici, che la specificità delle procedure di “progetti di finanza” non consente che siano oggetto di più ricorsi e ciò anche in considerazione del fatto che tale eventualità non risponderebbe ai generali principi di economia e di concentrazione della giurisdizione amministrativa. L’ostacolo, però, è quello della tempistica: i termini per la presentazione del ricorso sarebbero ampiamente superati e questo non lascerebbe alcun margine concreto di manovra.
Un ricorso rimasto praticamente in sospeso per due anni, a causa di rimbalzi di responsabilità tra le amministrazioni in causa e mancanza di firme e incartamenti fondamentali, e i cui veri e propri sviluppi si sono avuti a solo a partire dalla fine del primo trimestre di quest’anno. Così, dopo una serie di peripezie burocratiche, è giunta la decisione del collegio giudicante che pure si è dovuto accontentare del materiale già in proprio possesso (ritenuto sufficienze per la disamina della controversia), senza attendere la documentazione integrativa sull’attuale stato dell’arte della vicenda.

LA SODDISFAZIONE DI ILARDI. Nonostante non si sia trattato di un ok ufficiale e definitivo al progetto, dal momento che i giudici di Palazzo Spada non sono intervenuti nel merito della questione, Antonio Ilardi esprime la propria soddisfazione per il pronunciamento. «Quest’atto costituisce la chiara ed inequivocabile attestazione della serietà e della professionalità con cui abbiamo curato in questi anni l’iniziativa. Si apre ora – prosegue – una stagione nuova, basata sul fare, finalizzata, cioè, a trasporre nella realtà le idee progettuali approvate. La zona orientale di Salerno godrà di una enorme crescita economica e potrà beneficiare di una imperdibile opportunità di riqualificazione urbana. Centinaia di posti di lavoro saranno creati – conclude Ilardi – grazie a quest’opera che costituirà un presidio di sviluppo stabile e non delocalizzabile».

IL PROGETTO. Un project financing da 105 milioni di euro per la realizzazione di 450 posti barca, 30 mila mq di spazi pubblici attrezzati liberamente accessibili ai cittadini per il loro tempo libero, oltre 1.000 metri di nuovo lungomare panoramico liberamente accessibile, un nuovo hotel, 13 residence, 370 box auto, 725 posti auto, un centro commerciale con bar e ristoranti sul mare. Un maxiprogetto mai partito, anche alla luce dell’ingente investimento economico, e contro il quale si sono immediatamente schierati i residenti ed il gruppo di cittadinanza attiva “Giù le mani dal Porticciolo” che, contestualmente, si occupa della manutenzione dello storico borgo marinaro salernitano. Ora, alla luce del parere del Consiglio di Stato, potrebbe essere aperta la strada all’avvio dei lavori.

Ora la palla passerà verosimilmente al Tar di Salerno al quale potrebbero decidere di rivolgersi i residenti – tramite il legale, il professor Gaetano D’Emma che sta valutando quale strategia adottare, per impedire la realizzazione del progetto della Fintur ma, a quanto pare, la strada da percorrere è piuttosto tortuosa.

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