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La Salernitana e “Re David”, un amore in altalena

Alti e bassi, intrecci, la storia tra Di Michele e la squadra con cui ha segnato di più in carriera

Marco Rarità

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«I’m forever blowing bubbles, pretty bubbles in the air, they fly so high, they reach the sky and like my dreams they fade and die».

Sono i primi cinque versi di un inno che David conosce bene, l’ha conosciuto negli Hammers, nella sua esperienza inglese al West Ham. Un coro che parla di bolle, bolle di sapone, di come volano in alto e raggiungono il cielo per poi svanire, scoppiare.

Ed è così che David ha conosciuto la maglia granata e quella maglia ha conosciuto lui, a braccetto nel sogno della serie A, quel ragazzino di Guidonia si è fatto gonfiare dalla fantasia e dall’estro, toccando il cielo e facendolo toccare a chi ha vissuto la fine degli anni novanta.

Come una bolla di sapone, con la paura di scoppiare ma con la bellezza di volteggiare, come a San Siro quando David soffiò il pallone a Winter e delicato come la panna superò Pagliuca per il dolce vantaggio granata sull’Internazionale. Era il primo goal in serie A, il primo di quaranta reti in novantadue partite, lo score più importante di tutta la sua carriera, perché in maglia amaranto David ha giocato di più ma segnato di meno

. E quella volta che sotto i colpi della Salernitana cadde la “Vecchia Signora”, gioco di gambe sulla linea di fondo e David offrì a Marco Di Vaio la palla del vantaggio sulla Juventus facendo esplodere l’Arechi. Altre 29 reti nell’anno successivo, di cui 23 in campionato, altri 14 goal nel suo terzo anno prima di ritornare nella massima serie di cui si innamorò, forse più della Salernitana.

Perché è tutta qui la storia tra David Di Michele e la Salernitana, per molti sarà come rivedere una fidanzata con cui non ti sei “lasciato” proprio bene. Eppure era amore vero, quello che ti faceva volare nell’aria, delicato e speciale, come una bolla di sapone.

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