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La gioia di una promozione ai tempi moderni: i due volti della tifoseria

Tra “spaccature”, entusiasmo e nostalgia

Marco Rarità

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«Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine» scrisse Martha Medeiros, una sorta di appello ad allontanarsi, quanto prima, dalla banalità degli eventi. Che tutto questo sia riconducibile al calcio, ovviamente, fa parte di questo gioco e della passione che la sfera sul prato porta con sé. La Salernitana e la sua tifoseria è anche questo, perché l’ordinario entusiasmo di una promozione è solo un lato della bilancia, probabilmente non è quello più pesante. La realtà moderna di questo sport ha invaso anche la sana esaltazione, la “malattia”, dei salernitani per quella squadra «dal nome da femmina» parafrasando Alfonso Gatto. Che i risultati sul campo dei granata siano un’arma in più per aumentare il numero dello “zoccolo duro” del tifo salernitano è solo una amara consolazione. È scontro, talvolta aperto e volentieri chiuso, tra gli stessi supporters. Occasionale, la password per aprire il dibattito, perché come la leggenda narra dei due volti del Santo Patrono, anche la gente di questa terra vive nel costante confronto con chi ha “adottato” una passione diversa da come veniva vissuta in passato. Una parte della tifoseria granata è legata alla mentalità e all’attaccamento, quasi carnale, con la maglia e per la maglia del cavalluccio marino. Un nuovo confine, invece, è stato creato dai mille divieti e dalle spaccature, dal «io c’ero e tu dov’eri?», dal nuovo modo di intendere il calcio, dal rapporto mediatico e talvolta anche troppo intimo con il calciatore di turno. L’esaltazione dei numeri, delle presenze, indiscutibilmente prestigiosi per la Lega Pro, puntualmente ha mascherato e maschera le lacune che fanno parte dei tempi che cambiano. Dalle riprese con gli smartphone ai cori conosciuti e cantati solo come “hit” del momento, feste divise e feste insieme, quartiere per quartiere, dalla Valle dell’Irno al Cilento, passando per la Costiera Amalfitana, la gioia di una promozione che avvicina ma non basta. È tutto figlio di un’epoca diversa, forse è solamente questa la verità.

Sport1

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