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“La Buona scuola qui non entra”. Ecco la voce degli studenti del Tasso

Gli alunni hanno esposto uno striscione nei confronti della riforma di Renzi e hanno diffuso una lettera aperta ad ogni membro dell'organizzazione didattica

Riccardo Siena

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Inizia la stagione didattica 2015/2016, e, come di consueto, già dai primi giorni autunnali, ricomincia ad echeggiare anche la voce della politica attiva studentesca. Gli alunni del Liceo classico Torquato Tasso, infatti, stamattina, hanno deciso di far valere le proprie considerazioni a proposito della riforma della “Buona scuola”, diventata legge lo scorso 13 luglio 2015, esponendo uno striscione polemico nei confronti della nuova strategia didattica del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Inoltre, insieme al colpo d’occhio dello striscione, il rappresentante d’istituto in carica Giovanni Meriani ha redatto una lettera aperta indirizzata a presidi, docenti, genitori e membri del personale A.T.A.
Di seguito ecco riportata la suddetta:

“Al preside
Ai docenti
Ai genitori
Al personale A.T.A.

Con la presente intendiamo spiegare le motivazioni che ci portano a lottare, per un altro anno, contro la legge 107 del 16 giugno 2015, “la buona scuola”.
Ci sembra opportuno partire da uno spunto di analisi politica, poiché la riforma dell’istruzione non è nient’altro che uno dei tanti ingranaggi del nuovo sistema che il governo Renzi, in osservanza alle direttive provenienti dall’Europa-o da una determinata parte di essa-sta provando ad implementare sull’italia. Questo è il sistema della flessibilità o della mancanza di tutele? Dell’autonomia o del frazionamento? Della compeitività o dell’acuirsi delle differenze?
Analizzando le altre riforme portate avanti dal governo, otteniamo un quadro chiarissimo nella sua freddezza: col J.O.B.S. act viene praticamente legalizzato il lavoro precario mediante lo stratagemma dei contratti a tutele crescenti, dopo i quali c’è sicurezza di “stabilizzazione”, non certo di occupazione; con “la buona scuola” si inseriscono i soggetti in formazione all’interno di questa logica di classismo, disparità, insicurezza, per “prepararli al mondo del lavoro”. Alle stesse logiche sono sottoposti i docenti e chiunque lavori all’interno della scuola: insicurezza per i docenti e il personale A.T.A., responsabilità e rischi eccessivi sul preside, incertezza per i genitori di avere per i propri figli un’istruzione completa, uguale per e accessibile a tutti.
Le nostre richieste sono elementari, quasi banali, ma questo momento impone di difendere le conquiste del ’60, del’77, del movimento dell’Onda. Chiediamo che i nostri diritti vengano rispettati, riconfermati, attuati in tutto. Lottiamo per creare maggiore pariteticità all’interno degli organi collegiali, per impedire la barbara verticalizzazione che questa riforma impone. Praticheremo l’alternativa alla legge 107 approfittando degli spazi ideali, fisici e sociali già esistenti e creandone degli altri al fine di permettere l’espressione e la formazione umana e culturale completa degli studenti. Boicotteremo fino all’ultima delle nostre possibilità la legge 107, facendo, se necessario, di ogni scuola una barricata. Lavoreremo per la campagna referendaria di cui si è parlato l’8 settembre all’assemblea generale della scuola pubblica a Bologna.
La legge 107 tocca tutti in prima persona, vi invitiamo a unirvi alla nostra battaglia, o quantomeno a comprendere le nostre motivazioni e le nostre azioni. Stiamo chiedendo quello che già era nostro. E anche vostro.
A risentirci nei prossimi giorni
Gli studenti.”

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