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Il tempo è scaduto: chi è causa del suo mal…

Da luglio ad oggi troppi errori ed ora la situazione rischia di sfuggire di mano. La salvezza diventa un'impresa

Nicola Roberto

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Nel 2015 la Salernitana raggiungeva la serie B, riconquistando una categoria che era stata persa sul campo nel 2010 per le deficienze e l’inconsistenza di una società che sarebbe stata cancellata dalla geografia calcistica nazionale nell’estate 2011. Dall’estate 2011 si apriva il nuovo corso, targato Lotito e Mezzaroma. In quattro anni erano arrivate tre promozioni ed in quel 2015, dopo l’esaltante testa a testa col Benevento, i tifosi avevano ritrovato orgoglio, passione, senso di appartenenza e, soprattutto, erano tornati a sperare che fosse la volta buona per un futuro radioso. Tre anni dopo, però, quelle speranze sono state definitivamente deluse, bruciate, azzerate. E’ come se la neve di questi giorni le avesse destinate all’oblio per sempre, stendendo il suo velo bianco su sogni infranti che si stanno trasformando nell’incubo di un salto all’indietro. La sconfitta col Parma ha certificato lo stato di crisi permanente della Salernitana, fragile al punto da scomparire dal campo dopo aver subito il gol degli ospiti ed incapace di organizzare la minima reazione se non con la tecnica quanto meno con il carattere. Il campo sta dando i suoi responsi, quelli che, purtroppo, si erano ipotizzati in tempi non sospetti perchè l’attuale classifica è figlia di scelte sconclusionate in estate e scellerate a gennaio quando ci si è privati di Gatto, Alex, Rodriguez, Rizzo, Perico e Cicerelli senza provvedere a sostituirli nemmeno sotto l’aspetto numerico. Preoccupata esclusivamente di ridurre il monte ingaggi, la Salernitana si è indebolita lasciando un vuoto in mezzo al campo ed un autentico deserto al centro dell’attacco. Tutto questo mentre in panchina Colantuono era subentrato a Bollini che aveva perso solo tre partite e mai in casa. Il nuovo allenatore ne ha perse tre soltanto all’Arechi e sei in totale su dieci. Numeri impietosi che testimoniano quanto sia stato clamoroso l’autogol segnato nella propria porta da Lotito e Fabiani che, pur di scaricare Bollini, aveva pensato al carneade Tramezzani, suscitando la reazione della piazza. Solo per questo si è scelto Colantuono, altrimenti si sarebbe puntato su un allenatore che rappresentava una vera e propria incognita. La scelta di Colantuono non si è rivelata vincente, ma, del resto, se si ingaggia un allenatore che ha tanta serie A alle spalle e che non ha tanta frequentazione della cadetteria l’unica cosa da fare sarebbe quella di mettergli a disposizione elementi di categoria superiore. In caso contrario, come sta avvenendo, si rischia il cortocircuito perchè tecnico e squadra parlano due lingue diverse. Ci voleva, fin dall’inizio, più umiltà. Quella che aveva manifestato Bollini nel giorno in cui fissò nella salvezza l’obiettivo stagionale. Da quel giorno il trainer di Poggio Rusco era diventato un allenatore a termine, vittima designata di una vendetta che si sarebbe consumata a freddo. E così è stata. Ora, però, chi ha deciso, chi ha operato e chi ha omesso di operare devono metterci la faccia. Scuse pubbliche alla tifoseria, almeno alla parte sana che sostiene la maglia e non i singoli, poi scelte forti per tentare di raddrizzare la barca e salvare la Salernitana da una retrocessione che sarebbe vergognosa e poi tirare le conclusioni. Che ci siano risparmiati appelli e chiamate alle armi. Chi ha ridotto così la Salernitana ha il dovere morale di tirarla fuori dai guai. Inutile chiedere aiuto ai tifosi, perchè non sono loro che vanno in campo e perchè sarebbe troppo facile ora invocarne presenza e sostegno dopo averli privati della facoltà di sognare, costruendo una squadra senza alcuna logica tecnica e senza alcuno slancio. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. La Salernitana è una cosa seria e merita rispetto, non lacrime di coccodrillo.

Sport1

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