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Delitto Petrone, luce sul movente

Gli assassini temevano potesse diventare collaboratore di giustizia

Federica D'Ambro

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Questa mattina è stata fatta luce sull’omicidio a stampo camorristico di Fabio Petrone, ragazzo trucidato nel lontano agosto del 2007, presumibilmente affiliato al clan salernitano D’Agostino.
Secondo le indagini, sarebbe stato ammazzato da due compagni di clan, Vincenzo D’Andrea e Vincenzo Villacaro, perché temevano che potesse “pentirsi” raccontando più di quello che doveva alla giustizia.
Secondo le ricostruzioni effettuate,uno dei 4 colpi d’arma da fuoco che lo raggiunsero centrò il volto, a rappresentare un messaggio rispetto alla sua possibilità di pentirsi
Il timore del clan, ai tempi, era che Petrone avesse confidato nell’ambiente la sua partecipazione all’omicidio di Donato Stellato (ucciso qualche mese prima), creando così dubbi sulla sua lealtà,tesi avvalorata dal fatto che manteneva rapporti stretti con Walter Castagna, che in quel periodo iniziò a collaborare con la giustizia.
È questo, secondo quanto emerso dalle indagini, il movente dell’omicidio. Nella mattinata odierna, gli agenti della Dia e della Squadra Mobile di Salerno, ha eseguito il provvedimento cautelare personale, emesso dal Gip presso il Tribunale di Salerno per D’andrea e Villacaro, già detenuti per altre imputazioni.
Sarebbe Vincenzo D’Andrea, l’esecutore materiale dell’omicidio.

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