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Brescia e Salerno, quel “filo diretto” col paradiso

La storia di un gemellaggio, un racconto di amore e rispetto tra le due tifoserie

Marco Rarità

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“L’ha scolpita in un tronco d’abete un bel pastorello, dall’altare di quella cappella che guarda la valle. Poi qualcuno colori e pennelli l’ha un dì pitturata, ora è il simbolo di ogni viandante che passa di là”.

Sì dice che quando ci si innamora nel dolore sia più semplice viversi così come lasciarsi andare. Il calcio regala anche questo, strappi al cuore lontani dal rettangolo di gioco. Ai piedi delle Alpi, in quella Brescia che sogna ci sono le “statue parlanti”, sculture su cui il popolo era abituato affiggere messaggi di sfogo. Il Rigamonti, come l’Arechi, è una statua parlante, dai colori vivaci e storie d’altri tempi.

“Madonnina dai riccioli d’oro, stai pregando, su dimmi per chi. Per quell’uomo che suda nel campo, per la donna che soffre da tempo. Tu d’estate sei lì sotto il sole, nell’inverno fra il gelo e la neve, al tepore della primavera, circondata di fiori sei tu”.

Siamo nel 1997, proprio in un incrocio di primavera. Roberto Bani, tifoso bresciano perde la vita dopo pochi giorni di disperata speranza vissuti al “San Leonardo” di Salerno. Cadde dai gradoni nel settore ospiti, il dolore colpì due comunità. La famiglia Bani e tanti bresciani rimangono nella città di San Matteo anche dopo la partita, l’abbraccio delle famiglie salernitane non consola, non può farlo, ma diventano tutti ospiti di questa terra e i “figli della Leonessa” non dimenticano. Questa è la storia di una tragedia che non si sarebbe dovuta consumare, che dopo quasi vent’anni nessuno ha voglia di ricordare. Al Rigamonti come all’Arechi, un filo diretto, che poi lo chiamano “gemellaggio” ma, probabilmente, è anche qualcosa di più. Innamorarsi nel dolore e con un sorriso rincontrarsi, dicono sia più semplice, anche alla seconda giornata in questo campionato di Serie B.

“Filo diretto,  col paradiso, dona ai malati un conforto e un sorriso. Prega tuo figlio e digli che noi.. siamo bresciani e siam figli tuoi”.

 

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